Articolo Pubblicato il 5 febbraio, 2019.

Nove milioni di danni solo in agricoltura, con duecento ettari di terreni allagati e di colture rovinate, decine di aziende e attività commerciali danneggiate, senza parlare delle case.

Un primo bilancio dell’alluvione

E’ solo un primo, provvisorio bilancio della disastrosa alluvione che nel primo fine settimana di febbraio 2019 ha messo un ginocchio la provincia di Bologna a causa dell’esondazione del fiume Reno: le acque a tutto martedì 5 febbraio non si erano ancora ritirate del tutto, con centinaia di persone ancora intente a ripulire garage, magazzini, primi piani delle abitazioni, negozi, casolari, e a fare la conta dei danni, ingenti.

Ma ad acuire la rabbia dei danneggiati è il fatto che l’evento sarebbe stato evitabile se solo, al solito, vi fosse stata più cura e attenzione per il territorio e per il suo rischio idraulico. A provocare la piena, infatti, sarebbe stato un argine non riparato dopo la demolizione di un’area militare, pochi chilometri fuori da Bologna. Un cantiere infinito, bloccato a dicembre per ragioni ancora da chiarire: di certo, però, c’è che le barriere provvisorie non hanno retto e che l’acqua ha invaso la “bassa”, ossia la pianura a nord del capoluogo, per svariate decine di chilometri.

Responsabilità e risarcimento danni

Sul pericolo imminente, e poi puntualmente “concretizzatosi”, avevano lanciato ripetute grida di allarme i Comuni, con numerose segnalazioni, nonché i cittadini che abitano a ridosso del fiume: considerate anche le tante famiglie che sono state sfollate, è un miracolo che non ci siano state vittime.

Il Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonacini, assicura che sarà fatta chiarezza sulle responsabilità, la polemica politica è infuocata: si annunciano esposti in Procura e centinaia di richieste di risarcimento per i danni patiti, l’interruzione di esercizio per le attività e il conseguente, lucro cessante.