Articolo Pubblicato il 5 ottobre, 2018 alle 18:01.

Riconosciuto il nesso causale tra uranio impoverito e patologie tumorali e riconosciuta la “colpa” dell’Amministrazione della Difesa per aver ignorato i pericoli nell’esporre i militari italiani su teatri operativi in cui vi era stato l’utilizzo di munizionamento all’uranio impoverito.

 

Sono questi i due punti fermi della fondamentale sentenza pubblicata dalla Cassazione il 4 ottobre 2018 e con la quale la Suprema Corte ha rigettato due motivi del ricorso avanzato dal ministero contro la decisione della Corte d’appello di Roma che aveva confermato la condanna in primo grado della Difesa per “condotta omissiva”, non avendo protetto adeguatamente il caporalmaggiore Salvatore Vacca, morto di leucemia l’8 settembre 1999, a soli 23 anni, dopo aver partecipato ad una missione in Bosnia con la brigata ‘Sassari’, nel novembre 1998 (in foto la mamma, Peppina Secci, che mostra la foto del figlio). Accolto invece il terzo motivo del ricorso del ministero della Difesa, quello riguardante i risarcimenti.

 

Con i primi due motivi il ministero aveva chiesto la nullità della sentenza d’appello “per avere la stessa erroneamente dichiarato inammissibile l’appello per difetto di specificità“, nonché per l’omessa motivazione della decisione. Entrambi sono stati respinti. Accolto invece il terzo, con il quale la Difesa aveva contestato i risarcimenti danni richiesti dai genitori e dalla sorella di Vacca.

 

In merito, la Cassazione rinvia per nuovo esame alla Corte d’appello di Roma “che provvederà anche alla regolamentazione delle spese relative al presente giudizio di legittimità“. La Difesa aveva chiesto che l’indennizzo corrisposto ai parenti del militare morto doveva essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno.

 

Una sentenza fondamentale per i familiari delle 361 vittime da uranio impoverito e per gli oltre 7000 i malati: a supporto di questa decisione vanno anche i lavori della IV Commissione Parlamentare d’Inchiesta che, al contrario delle precedenti, ha lavorato scevra da ogni condizionamento ed ha prodotto un disegno di legge bloccato dall’ultimo Governo ma ripreso da quello attuale e pronto ad essere esaminato e votato dopo le inevitabili modifiche dalle Aule di Camera e Senato.