Articolo Pubblicato il 27 giugno, 2017 alle 9:28.

La commissione Attività produttive della Camera (in foto) ha approvato un emendamento al Ddl Concorrenza che abolisce il divieto al tacito rinnovo per le polizze assicurative riguardanti danni e rischi accessori per la Rc Auto e in molti l’hanno già definito “uno schiaffo ai consumatori”. Con ulteriore polemica nella polemica dovuta al fatto che l’idea è stata lanciata dall’Onorevole Laura Puppato, già imprenditrice del mondo assicurativo prima di intraprendere la carriera politica.

Il tacito rinnovo del contratto di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per veicoli a motore e natanti era stato cancellato con il Decreto Sviluppo bis del 13 dicembre 2012, durante il governo Monti. Una “piccola” norma che però aveva sortito delle importanti conseguenze.

Fino al 31 dicembre 2012, infatti, chi voleva cambiare assicurazione doveva mandare una raccomandata di disdetta entro 15 giorni dalla scadenza della polizza, altrimenti si sarebbe visto rinnovare il contratto, magari con un costo maggiore rispetto all’anno precedente. Va da sé che solo una piccola percentuale di persone particolarmente avvedute si segnava sul calendario la data entro cui esercitare il recesso. Risultato? Anche se i premi erano particolarmente alti, ce ne si accorgeva quando era troppo tardi. E arrivederci e grazie all’anno successivo.

Dopo il 13 dicembre 2012, invece, le compagnie assicurative sono state costrette a farsi realmente concorrenza per trattenere i propri clienti, che ne avevano tratto dei benefici in termini di costo del premio assicurativo che in Italia, com’è noto, resta il più caro d’Europa.

La cosa buffa è che questa “regoletta” introdotta dal Governo Monti valeva solo per le assicurazioni “tradizionali”, quelle con le agenzie, gli agenti e gli uffici sul territorio. Per le assicurazioni telematiche e telefoniche, invece, il tacito rinnovo non era mai nemmeno esistito. Ogni anno, ogni loro cliente tornava automaticamente sul mercato, obbligando queste compagnie a fare offerte sempre più convenienti. Di fatto, si erano creati due mercati: uno, quello delle assicurazioni tradizionali, a prezzi alti e costanti. L’altro, quello delle assicurazioni online, con una feroce concorrenza di prezzo. Il decreto del 2012 ha rotto le barriere tra questi due mondi.

Dunque, per una volta in Italia le ragioni del consumatore, del libero mercato e di chi offre un servizio più conveniente avevano avuto la meglio sulle rendite di posizione. Ci si aspettava una prosecuzione su questa strada, e un divieto del tacito rinnovo ovunque fosse stato possibile farlo, e infatti il testo originale del Ddl Concorrenza ne prevedeva l’estensione anche al ramo danni e ai rischi accessori alla polizza auto principale. E invece, ecco il dietrofront con un emendamento infilato “a tradimento” in un Ddl di segno diametralmente opposto, in teoria. Che infatti questo ritorno al passato non faccia bene a nessuno se non alle compagnie assicurative, e che questa misura non c’entri nulla con la concorrenza, appare piuttosto evidente.