Articolo Pubblicato il 4 novembre, 2018 alle 22:14.

Si è conclusa nel peggiore dei modi, il 4 novembre 2018, una delle settimane più terribili che l’Italia ricordi sul fronte maltempo. Fino a venerdì 2 novembre il bilancio era già pesantissimo, con 18 vittime, molte delle quali colpite da alberi crollati, e danni ingenti, centinaia di sfollati e una situazione di emergenza non ancora rientrata.

Tra le regioni più colpite senza dubbio il Veneto. “Dobbiamo ripartire subito perché, se dovessimo attendere la conta dei danni, ci attiveremmo almeno tra due mesi. Abbiamo una sofferenza in tutta Italia, ma in questo territorio è molto più pesante, apocalittica: strade devastate, tralicci piegati come fuscelli” ha detto sabato 3 novembre il Direttore del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale Angelo Borrelli all’incontro con il Governatore del Veneto Luca Zaia, al termine del sopralluogo nelle zone più devastate.

E Zaia ha parlato di danni per almeno un miliardo di euro. “Il Veneto è in ginocchio – ha aggiunto il presidente della regione-: abbiamo avuto 160mila utenze senza energia elettrica, isolamenti telefonici e dell’acquedotto. In questo momento otto frazioni sono ancora isolate, 100 persone sono state evacuate e 5mila utenze sono ancora da collegare. La situazione resta ancora drammatica, ma al di là di questo bisogna anche affrontare subito la ripresa delle attività delle fabbriche del territorio e il territorio stesso. L’ondata di maltempo ha fatto sì che quasi 100mila di ettari di bosco non ci sono più, le frane non si contano, intere strade sono da rifare. Dobbiamo intervenire subito, il problema non è solo di non recuperare la viabilità ma c’è il rischio di spopolamento che più ci fa pensare. Occorre un piano Marshall per la montagna”.

Non bastasse questa emergenza, nella serata di sabato il disastro si è abbattuto violentissimo anche sulla Sicilia. La furia dell’acqua e del fango ha fatto dieci vittime in provincia di Palermo – nove a Casteldaccia e una Vicari – e due in provincia di Agrigento: in tutto siamo dunque arrivati a trenta morti in una settimana, una carneficina. Nelle campagne di Casteldaccia si è consumata un’autentica catastrofe, causata dalle forti piogge e dall’esondazione del fiume Milicia: in contrata Dagale Cavallaro un villino (in foto) dov’erano riuniti per il ponte di Ognissanti due nuclei familiari, per un totale di 12 persone, è stato completamente travolto. Sono morti in nove, tra cui due bambini di uno e tre anni e un ragazzino di 15. Si sono salvati solo il capofamiglia e la nipote, che si erano allontanati per una commissione poco prima della tragedia, e, tra i dieci rimasti nell’abitazione, un unico sopravvissuto che è riuscito ad arrampicarsi su un albero.

Un dramma che, al di là delle polemiche sull’abisivismo (quella casa doveva essere abbattuta), lascia tutti senza parole. Serve un piano Marshall per tutto.