Articolo Pubblicato il 26 agosto, 2019.

I sinistri marittimi sono tutt’altro che un evento residuale, per quanto gli ultimi dati appaiano in calo.

A inquadrare il fenomeno il dettagliato rapporto realizzato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che arriva fino all’anno 2017, l’ultima annualità utile: per redigerlo sono stati analizzati i numeri, aggiornati alla data del 15 maggio 2018, relativi agli incidenti delle unità navali occorsi nelle acque territoriali nazionali e in quelle ad esse limitrofe, nel periodo decennale dal primo gennaio 2008 al 31 dicembre 2017, sulla base delle informazioni trasmesse dalle Autorità marittime e dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto alla Direzione Generale per la Vigilanza sulle autorità portuali, le Infrastrutture portuali ed il Trasporto marittimo e per vie d’acqua interne del Mit.

 

Sinistri in calo

Il primo elemento che balza all’occhio è che il numero dei sinistri marittimi nel periodo 2008-2017 è risultato in tendenziale diminuzione.

In particolare, nel 2017 si è rilevato un lieve decremento nel numero degli incidenti, tornando al valore osservato nel 2015 e successivamente a un lieve aumento rilevato nel 2016. Si è passati, infatti, dai 322 sinistri osservati nel 2008 ed i 388 sinistri del 2009 fino ai 260 eventi rilevati nel 2017, con un decremento complessivo del -19,25% rispetto al valore assunto nel 2008 e un calo del -9,41% rispetto al rispettivo valore dell’anno precedente. Parliamo però, pur sempre, di un numero non trascurabile.

Il quadro complessivo degli incidenti occorsi nelle acque nazionali, o in quelle ad esse limitrofe, indipendentemente dalla loro bandiera, presenta peraltro dati contrastanti: anche se il numero di incidenti in mare risulta in diminuzione a partire dal 2009, si è rilevato un forte incremento nel numero di ferimenti e decessi in mare negli anni dal 2011 al 2013, dovuto principalmente a gravissimi sinistri marittimi occorsi a navi di provenienza ignota o extracomunitaria.

 

Le navi coinvolte

Anche il numero di navi coinvolte in sinistri nello stesso periodo è risultato costantemente in diminuzione, mostrando nel 2017, con 328 imbarcazioni, una discreta diminuzione percentuale del -18,61% rispetto al dato 2008 e del -30,51% rispetto al valore assunto nel 2009.

Nel periodo 2010-2017 la sinistrosità delle sole navi nazionali – 2017 nel 2017 – risulta a sua volta in costante diminuzione, anche se si è rilevato un incremento nella consistenza annua sia dei decessi che dei ferimenti nei sinistri marittimi dovuto principalmente ai due gravi incidenti avvenuti nel 2012 e nel 2014 alle navi “Costa Concordia” e “Norman Atlantic”, nell’ambito di un quadro altrimenti piuttosto uniforme sia dei decessi sia dei ferimenti causati da sinistro marittimo, che appaiono anzi in flessione nel corso del biennio 2015-2016.

Nel 2017, con 17 decessi e 71 feriti nelle sole navi nazionali, si rileva invece un aumento in particolare nel numero di ferimenti, a seguito di una serie di urti occorsi a navi passeggeri e passeggeri e merci.

La distribuzione dei sinistri marittimi durante l’anno non sembra influenzata dalla stagionalità, ad eccezione degli incidenti che hanno coinvolto unità da diporto, questi ultimi maggiormente occorsi durante la stagione estiva.

 

Le principali tipologie di incidente e le zone più a rischio

Nel complesso del periodo 2008-2017 le tipologie di sinistro marittimo più frequenti risultano essere la collisione tra unità navali, l’affondamento e l’urto (rispettivamente il 20,56%, il 19,61% e il 17,54% dei sinistri complessivamente occorsi nel periodo considerato)

Nell’anno 2017 le Direzioni Marittime con maggiore frequenza di sinistri sono state Napoli (8,46% dei sinistri occorsi complessivamente nell’anno), Imperia (5,38%), Portoferraio (5,00%), Genova e Livorno (entrambe con una quota pari al 4,62%), mentre nello stesso anno le regioni in cui si è avuta la maggiore frequenza di sinistri sono la Liguria (14,23%), la Sicilia (13,85%) e la Toscana (12,31%).

 

I decessi nel 2017 tornano ad aumentare

Il numero di decessi avvenuti complessivamente nel 2017 a seguito di sinistri marittimi, 18, risulta in aumento (+63,64%) rispetto ai valori rilevati l’anno precedente.

Inoltre, nel 2017 la maggior parte delle perdite umane si è verificata in occasione degli urti e delle collisioni delle unità (55,56% dei decessi complessivi nell’anno).

Il numero medio di decessi per sinistro marittimo nel periodo 2008-2017 è stato pari a 23,68 ogni 100 eventi, mentre il numero medio di unità navali coinvolte per singolo sinistro marittimo si è attestato a circa 126 unità coinvolte in incidenti ogni 100 sinistri.

Nel 2017 figurano in sensibile aumento rispetto al 2015 e 2016 anche i feriti, 89.

 

Le cause degli incidenti in mare: quasi uno su due sono dovuti a errore umano

Nella maggioranza dei casi individuati, come causa principale del sinistro è risultato predominante l’errore umano (48,20% dei fattori causali individuati nel periodo 2008-2017).

Si è riscontrato, inoltre, negli ultimi anni un progressivo declino della flotta navigante; ragione per cui alla flessione nel numero di incidenti non corrisponde sempre una analoga diminuzione dell’indice di incidentalità, in particolare per le navi da carico, per il trasporto di passeggeri e per i pescherecci.

Infine, si è rilevato che due tra le tipologie di sinistro marittimo più frequenti nel periodo 2008-2017 e avvenute complessivamente su oltre metà delle unità di tipo commerciale, ovvero le collisioni e gli urti, hanno principalmente come fattori causali la mancata osservanza delle regole da 5 a 7 e da 12 a 18 del Regolamento internazionale COLREG ’72, e in particolare la mancata osservanza del servizio di vedetta a bordo della nave.

Invece un’altra categoria di sinistro molto frequente, ovvero gli affondamenti, è risultato siano stati causati da errori od omissioni nella manutenzione dell’unità navale e degli apparati di bordo, e a criticità legate alla errata, eccessiva o instabile distribuzione del carico e dei passeggeri trasportati.