Articolo Pubblicato il 7 maggio, 2019.

Seimila morti all’anno in Italia, 125 milioni di lavoratori nel mondo che sono ancora esposti alle fibre.

Sono sono alcuni dei tragici numeri dell’amianto, una strage silenziosa di dimensioni così ampie che il 28 aprile di ogni anno si celebra anche la Giornata mondiale per commemorare coloro che hanno perso la vita per colpa di questo materiale, ma anche per per riportare la questione al centro dell’attenzione.

 

Seimila morti all’anno per l’amianto

Nel nostro Paese questo prodotto cancerogeno è stato messo al bando da ormai 27 anni, ma questa fibra letale, largamente utilizzata in passato nell’edilizia, continua a mietere vittime tra i lavoratori.

Anzi, l’Italia, secondo l’Inail, è uno dei Paesi al mondo più colpiti dall’epidemia di malattie correlate all’amianto.

Dai dati del Libro bianco realizzato dall’Osservatorio nazionale amianto (Ona), nel 2017 le vittime della fibra nella penisola sono state 6mila: 3600 per tumore polmonare, 600 per asbestosi, 1800 per mesotelioma, un tipo di cancro molto aggressivo che colpisce la pleura e altre membrane.

È la malattia che più di ogni altra si associa all’amianto, e non per caso: dal 1993 al 2015, in Italia sono stati diagnosticati oltre 21mila mesoteliomi e in 8 casi su 10 chi si è ammalato era stato esposto alla fibra.

 

A morire sono prevalentemente lavoratori

Nella maggior parte dei casi (il 70%), chi l’ha respirata lo ha fatto sul lavoro, ma ci sono anche casi di esposizione per motivi familiari (5%), ambientali (4,4%) o legati ad attività di svago (1,5%).

Dunque, l’amianto ha ucciso tanti lavoratori e lavoratrici, ma anche persone che respiravano la fibra dai vestiti altrui – tristemente noto il caso delle mogli che lavavano le tute dei mariti – o che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Si pensi al caso di Broni, in provincia di Pavia, dove la Fibronit produceva Eternit (cemento contenente amianto) al 1932: nel 1990 gli abitanti si sono svegliati trovando una coltre bianca che ricopriva tetti delle case, balconi, strade. Era polvere di cemento misto ad amianto fuoriuscita dai tubi dello stabilimento a causa di un guasto.

L’amianto uccide, quindi, e ucciderà ancora, perché i tumori che causa, mesotelioma in testa, ci mettono decenni a manifestarsi.

Gli esperti avvertono che, dato l’intenso uso del materiale dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta, nei prossimi anni il numero di vittime non diminuirà, anzi: il picco è previsto proprio tra il 2025 e il 2030.

 

L’eternit è ancora dappertutto

E poi c’è il problema che l’Italia è ancora piena di amianto.

Si stima che nel nostro Paese siao circa 370mila le strutture che contengono eternit: 215mila edifici privati, ventimila insediamenti industriali e cinquantamila edifici pubblici, tra cui 2.400 scuole, mille biblioteche e 250 ospedali.

Per non parlare della rete idrica: sarebbero 300mila i km di tubature in cui è presente l’asbesto.

E stiamo parlando di stime per difetto: il censimento dei siti inquinati è stato completato solo in sei regioni. Peraltro, anche la fondamentale attività di smaltimento sta procedendo molto a rilento: gli edifici pubblici e privati bonificati, al 2018, sono 6.869, più o meno gli stessi indicati nel report precedente, che risale al 2015.

Il nodo principale è relativo agli impianti di smaltimento, che sono solo 18 in totale: le regioni che ne hanno almeno uno specifico per l’amianto sono soltanto otto.