Articolo Pubblicato il 27 febbraio, 2017 alle 19:32.

Vengono denominate “dormienti”: si tratta di quelle polizze vita che non sono mai state liquidate ai beneficiari e che giacciono presso le imprese di assicurazione, già prescritte o in attesa della prescrizione. Può trattarsi di polizze per il caso di morte dell’assicurato, della cui esistenza i familiari non erano neppure a conoscenza, o di polizze “di risparmio” giunte a scadenza e non riscosse per vari motivi.

Oggi i diritti derivanti dalle polizze vita si prescrivono in dieci anni; oltre tale termine, le somme vengono devolute dalle compagnie al Fondo Rapporti Dormienti istituito presso la Consap. Ovviamente, è invece importante assicurare che le somme frutto del risparmio e delle scelte previdenziali dei cittadini finiscano nelle mani dei legittimi beneficiari.

Per questo motivo l’Ivass, l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni, dopo un confronto preliminare con le Associazioni dei consumatori e l’industria assicurativa, ha deciso di avviare un’opportuna indagine su queste polizze e su questo fenomeno che è all’attenzione a livello internazionale.

L’indagine IVASS si propone di rilevare primi dati sulla sua ampiezza e sui processi adottati dalle imprese per accertare l’eventuale decesso degli assicurati e rintracciare i beneficiari, fermo restando che occorrono anche modifiche legislative. Oggi in Italia l’unico strumento (privato) per provare a verificare se un familiare deceduto avesse stipulato una polizza vita è rappresentato dal servizio “Ricerca coperture assicurative vita” dell’Ania.

Un primo passo da compiere sarebbe quello di prevedere che le imprese di assicurazione abbiano accesso all’istituenda Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) e siano tenute a consultarla almeno una volta l’anno per verificare i decessi degli assicurati e attivarsi verso i beneficiari. In Francia una legge simile ha consentito di portare alla luce 5 miliardi di somme dormienti.

L’Ivass ha quindi inviato una nota a tutte le imprese di assicurazione chiedendo di fornire tutta una serie di informazioni, a cominciare dai dati relativi al numero di polizze – in qualunque epoca stipulate – aventi scadenza contrattuale tra il 2012 e il 2016, alle polizze liquidate e alle polizze non liquidate per varie cause nonché alle somme assicurate iniziali per le temporanee caso morte e le somme assicurate valorizzate alla scadenza contrattuale.