Articolo Pubblicato il 6 giugno, 2016 alle 10:42.

Il 30 novembre 2016 dovrebbe essere il giorno buono per l’avvio del processo contro Eni per danni ambientali prodotti dal Petrolchimico di Gela (Caltanissetta). Dopo la prima udienza, il giudice ha rinviato l’udienza per poter inserire le nuove richieste di parti civili; infatti decine di famiglie hanno chiesto un risarcimento di 50 mila euro a persona non solo per le patologie provocate dalle industrie ma anche per aver leso il diritto alla salubrità dell’ambiente sancito dalla Costituzione. Proprio domenica 5 giugno si è tenuta la quarantaquattresima Giornata Mondiale dell’Ambiente istituita nel 1972 dall’Assemblea generale dell’Onu, con l’inquinamento atmosferico divenuto in questi decenni una vera e propria emergenza.

A Gela, sul banco degli imputati sono finiti Eni e le società del gruppo che hanno operato all’interno del Petrolchimico della città siciliana come la Raffineria di Gela Spa, Enimed, Syndial Spa, ma anche il Consiglio dei Ministri, il ministero dell’Ambiente, la Regione, l’assessorato siciliano al Territorio e all’Ambiente, il libero consorzio comunale di Caltanissetta, il Comune di Gela, l’Arpa Sicilia, la protezione civile e l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). In totale, il pm Lucia Lotti ha chiesto il processo per 22 tecnici dello stabilimento gelese; gli imputati rischiano fra i 3 e i 12 anni di reclusione e dovranno rispondere di omesse bonifiche, di getto pericoloso e di violazione dei codici ambientali.