Quello che in tanti avevano evidenziato – compreso Studio3A che aveva chiesto con forza una forma di ristoro nei confronti degli assicurati, prolungando la validità delle polizze per un periodo pari alla durata del lockdown, adesso è certificato in tutta la sua consistenza.

Come emerge della relazione dell’Ivass sull’attività svolta nel corso del 2020, presentata dal Presidente Luigi Federico Signorini il primo luglio 2021, la sensibile riduzione degli incidenti stradali collegata alle misure di limitazione degli spostamenti decise dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria, con particolare riferimento alla primavera dello scorso anno, si è ovviamente riflessa in un significativo calo degli oneri per i sinistri del ramo Rc-auto in capo alle imprese di assicurazione, che però nel frattempo hanno continuato a incassare regolarmente i premi.

 

Le compagnie hanno risparmiato in oneri per i sinistri della Rc-Auto 2,3 miliardi

Il risparmio rispetto a quanto le compagnie hanno pagato nel 2019 si è attestato sulla cifra record di 2,3 miliardi: calcolando (solo) il minor numero di incidenti si sarebbe arrivati addirittura a 3,354 miliardi, che però sono stati compensati dal maggior costo dei sinistri pagati (+207 milioni), dall’incremento del costo medio dei riservati al netto degli IBNR, i sinistri avvenuti e non ancora denunciati (+737 milioni), e di quello degli IBNR (+109 milioni).

Ma ne hanno ristorati appena un terzo agli assicurati

La stessa Ania, l’Associazione nazionale tra le Imprese Assicuratrici, aveva “assicurato” che il settore avrebbe in qualche modo restituito agli assicurati, che hanno pagato per 2-3 mesi la polizza per veicoli rimasti in garage, questo “tesoretto”, ma sempre nella relazione dell’Ivass viene rivelata una verità molto più “prosaica”: a fronte di questo mega risparmio dovuto ai minori oneri per i sinistri a seguito delle misure di contenimento definite dal Dpcm del 9 marzo 2020 e successivi, le compagnie di assicurazione hanno dichiarato a novembre 2020 di aver programmato per gli assicurati ristori (sconti sul rinnovo, estensioni di copertura etc.) complessivamente valutabili in appena 811 milioni di euro, un terzo, di cui 348 milioni già erogati al momento dell’indagine.

Le tipologie di ristoro utilizzate e la dimensione dell’impegno finanziario sono risultate assai eterogenee tra le compagnie.

 

Il settore va a gonfie vele

I profitti delle assicurazioni italiane sono pressoché stabili – ha evidenziato il Presidente Signorini, confermando come il comparto assicurativo abbia tenuto nonostante il Covid-19 che ne ha invece messo in ginocchio tanti altri – Nel settore Vita, che contribuisce in misura maggiore ai profitti delle compagnie, questi sono calati del 20 per cento; anche la raccolta è diminuita, di circa 4 punti percentuali. 

Nel settore Danni al contrario i profitti sono cresciuti del 45 per cento, grazie al comparto della Responsabilità civile auto (RCA). Nei rami diversi dalla RCA, premi, oneri per sinistri e utili sono rimasti nel complesso in linea con quelli dell’anno precedente”.

Le imprese “ritardatarie” rivalutino tutta la questione procedano con i ristori

Nel ramo auto, prosegue il Presidente, dando una strigliata alle compagnie, “i premi sono diminuiti del 5,5 per cento, ma gli oneri relativi ai sinistri sono calati quasi del 20 per cento, riflettendo la riduzione degli incidenti stradali determinata dalle restrizioni alla circolazione. A posteriori, la distribuzione statistica degli eventi dannosi coperti dall’assicurazione auto si è radicalmente distaccata da quella posta a base del calcolo dei premi.

Con riferimento alle conseguenze della pandemia, l’EIOPA (l’Autorità europea delle assicurazioni, ndr) ha affermato di attendersi che le compagnie, quando identificano prodotti che non sono più sufficientemente allineati con il mercato di riferimento, valutino se questo fatto comporti un trattamento non equo, e che, ove questo emerga, siano prese le misure del caso, tenendo conto delle leggi esistenti a livello nazionale. L’Ivass fa proprie queste aspettative, alla cui definizione ha contribuito”.

Infatti, conclude il dott. Signorini, “alcune compagnie hanno riconosciuto, su base volontaria, forme di ristoro ai propri assicurati, ma non tutte, e non tutte allo stesso modo o nella stessa misura. Le differenze sono marcate. Ora che le limitazioni alla mobilità sono quasi del tutto rientrate, i ritardatari dovrebbero riesaminare urgentemente la questione. I consumatori potranno intanto informarsi e valutare i comportamenti delle compagnie”.