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Il commento della famiglia: “Nulla ci porterà indietro Fabio, ma finalmente respiriamo un minimo di giustizia dopo cinque anni di dolore

La Corte d’Appello di Trieste ha condannato Renzo Bellomo, oggi 97enne, a otto mesi di reclusione, con pena sospesa, disponendo inoltre la sospensione della patente di guida per tre anni, all’esito del processo d’appello per il tragico incidente stradale costato la vita a Fabio Segato, il 43enne collaudatore e istruttore di moto di Portogruaro deceduto il 12 marzo 2021, dopo otto giorni di agonia. Una sentenza che non potrà restituire Fabio ai suoi cari, ma che, dopo oltre cinque anni di battaglie, rappresenta per la sua famiglia una prima e importante risposta alla richiesta di verità e giustizia che ha accompagnato fin dall’inizio questa dolorosa vicenda.

La decisione arriva al termine di un percorso giudiziario particolarmente lungo e travagliato e dopo l’assoluzione pronunciata in primo grado dal Tribunale di Udine, contro la quale aveva presentato appello il Procuratore Generale di Trieste, dott. Carlo Maria Zampi. Un’iniziativa che aveva riacceso le speranze dei familiari e che ha condotto a un esito completamente diverso davanti ai giudici di secondo grado. Per la famiglia di Fabio, infatti, la priorità non è mai stata quella di ottenere una somma di denaro, ma di vedere accertate la dinamica dell’incidente e le relative responsabilità. Nessun risarcimento potrà infatti mai compensare la perdita di un compagno, di un figlio e di un fratello, né restituire alla famiglia ciò che le è stato tolto. Il risarcimento assicurativo ha sempre rappresentato per loro solo ed esclusivamente una conseguenza prevista dalla legge a fronte di un danno così irreparabile e distruttivo, non il fine della battaglia portata avanti in questi anni. Proprio per questa ragione, anche il comportamento totalmente silente tenuto sul versante assicurativo viene vissuto dai familiari come particolarmente mortificante. A oltre cinque anni e mezzo dal sinistro, infatti, non è stato ancora corrisposto loro alcun risarcimento da Unipol Assicurazioni S.p.A., già UnipolSai, compagnia assicuratrice della vettura coinvolta costringendo per tale motivo la famiglia a procedere anche con una causa civile. La contestazione della famiglia non riguarda soltanto il mancato pagamento in sé, ma soprattutto il significato di un’attesa così lunga: l’assenza, dopo oltre cinque anni, di una risposta concreta viene percepita come un’ulteriore mancanza di attenzione e di rispetto nei confronti di Fabio e del dolore dei suoi cari. La situazione, peraltro, si trascina da anni. Già nell’ottobre del 2022, quando il Gup di Udine aveva disposto il rinvio a giudizio di Bellomo, Studio3A aveva evidenziato pubblicamente come, nonostante gli elementi emersi nel procedimento penale, alla famiglia non fosse stato ancora corrisposto alcun importo.

I familiari di Fabio — la compagna, i genitori e la sorella — si erano affidati fin dall’inizio a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale e internazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, attraverso il General Manager dott. Riccardo Vizzi, per essere assistiti e tutelati, unitamente all’avv. Elisabetta Zuliani, messa a disposizione dallo studio. «Finalmente possiamo respirare un minimo di giustizia per tutto quello che abbiamo attraversato in questi anni — commentano i familiari —. Quello che abbiamo sempre chiesto è che venisse accertato come e perché Fabio abbia perso la vita e che fossero riconosciute le responsabilità per quanto accaduto. Nessuna condanna e nessun risarcimento potranno mai restituircelo o ripagare il nostro dolore, ma il rispetto verso la memoria di Fabio, verso ciò che ci è stato così brutalmente strappato era dovuto e doveroso.  Siamo grati a Studio3A per il lavoro svolto e per avere continuato a essere al nostro fianco anche nei momenti più difficili. Ciò che oggi troviamo mortificante è che ci sia voluto tutto questo tempo semplicemente per avere un minimo di giustizia, per ora solo parziale atteso il comportamento di Unipol in questi anni.“.

Una sofferenza iniziata la mattina del 4 marzo 2021, lungo la Strada Regionale 463, all’intersezione semaforizzata con via Valeriana, a San Daniele del Friuli. Fabio Segato stava procedendo in sella a una Ducati Diavel quando entrò in collisione con la Volkswagen Tiguan condotta da Bellomo, proveniente dalla direzione opposta e impegnata in una manovra di svolta a sinistra. Nel corso delle indagini, la consulenza cinematica disposta dalla Procura aveva ricostruito nel dettaglio la dinamica, evidenziando la mancata precedenza durante la manovra. Lo stesso automobilista aveva ammesso di avere visto sopraggiungere la moto, ma di avere ritenuto di riuscire comunque a completare la svolta.

È importante chiarire che questa famiglia non ha mai condotto una battaglia per il denaro — sottolinea il dott. Riccardo Vizzi —. La sentenza della Corte d’Appello rappresenta, sotto questo profilo, una risposta di grande rilievo, sebbene non possa naturalmente cancellare il dolore. Il risarcimento del danno ai congiunti è visto per loro come una conseguenza giuridica prevista dal nostro ordinamento, consci che nessuna somma potrà mai compensare una perdita simile. Ciò che riteniamo non più comprensibile è il silenzio protrattosi per oltre cinque anni e mezzo e l’assenza di qualsiasi soluzione concreta. È un comportamento che la famiglia vive come mortificante per ciò che rappresenta sul piano umano: un’ulteriore attesa imposta a persone che hanno già sopportato un dolore enorme. La causa civile è pendente e continueremo a tutelare i nostri assistiti con la stessa determinazione dimostrata fin dal primo giorno, auspicando che la compagnia abbandoni finalmente questa posizione e apra un confronto serio, rispettoso e concretamente finalizzato alla definizione della vicenda“.

Caso seguito da:

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Dott. Riccardo Vizzi

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Categoria:

Incidenti da Circolazione Stradale

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