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Il cugino della vittima precisa un’inesattezza comparsa sulla stampa: la sua posizione risarcitoria è ancora aperta. L’amarezza sua e della famiglia Duka per la pena applicata all’automobilista

Non soltanto l’amarezza per una pena che, alla luce delle conseguenze drammatiche di quella notte, i familiari di Dorjo Duka e il cugino Kleidi Shazivari faticano a ritenere proporzionata. A pochi giorni dalla conclusione del procedimento penale, si rende necessaria anche una precisazione su un aspetto particolarmente delicato della vicenda: Kleidi non è stato risarcito per le gravissime lesioni riportate nell’incidente e la sua posizione risarcitoria, in capo alla compagnia Adriatic, è tuttora completamente aperta.

La precisazione arriva dopo la pubblicazione di un articolo relativo alla sentenza con cui il Tribunale di Pordenone ha applicato, su richiesta delle parti, due anni di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale all’automobilista coinvolto nel tragico frontale avvenuto nella notte del 21 gennaio 2024 a Ponte Meduna di Zoppola, lungo la Pontebbana.

Nell’articolo si riferiva, tra l’altro, che l’imputato avrebbe anticipato il ristoro previsto per il cugino della vittima. Una circostanza che, per quanto riguarda Kleidi Shazivari, non corrisponde alla realtà: il giovane non ha ricevuto alcun risarcimento per le conseguenze dell’incidente e Studio3A, che lo assiste insieme all’avv. Laura Fagotto, si prepara ora a procedere giudizialmente per ottenere il riconoscimento integrale dei danni.

«Quando ho letto che sarei già stato risarcito sono rimasto davvero male – commenta Kleidi Shazivari -. Non è vero. Da quella notte sono uscito vivo, ma ho perso una persona che per me era come un fratello. Dorjo era venuto in Italia proprio per festeggiare il mio compleanno e da allora quella data, che dovrebbe essere un giorno felice, sarà per sempre legata alla sua morte. Leggere pubblicamente che avrei già ricevuto un risarcimento, quando invece la mia posizione è ancora aperta, mi ha provocato ulteriore rabbia e amarezza».

Le conseguenze dello schianto, infatti, non si sono esaurite con il lungo ricovero seguito all’incidente. Kleidi ha subito l’asportazione di una parte dell’intestino, con ripercussioni tuttora presenti sulla digestione e la necessità di seguire un’alimentazione particolarmente rigorosa. Ha inoltre riportato fratture agli arti inferiori, lesioni che continuano a incidere anche sulla sua attività lavorativa: Shazivari lavora infatti come autista e la fatica fisica conseguente ai traumi rende più gravoso lo svolgimento della sua professione. Ma a pesare sono anche le conseguenze psicologiche. Secondo la documentazione specialistica prodotta nel corso della gestione della pratica, l’incidente e soprattutto la morte di Dorjo, avvenuta accanto a lui, hanno profondamente modificato la vita e il modo di essere di Kleidi.

È proprio su questi aspetti che si concentra oggi il contenzioso risarcitorio. «La posizione di Kleidi è tutt’altro che definita – spiega il dott. Riccardo Vizzi, Area Manager per il Veneto, di Studio3A a cui la famiglia si è affidata, -. La compagnia chiamata a risarcirlo è Adriatic e, allo stato attuale, non è stato raggiunto alcun accordo. Anzi, siamo costretti a procedere in giudizio perché vengono fortemente ridimensionate sia le conseguenze fisiche sia quelle psicologiche dell’incidente. Si arriva a mettere in discussione o comunque a minimizzare il turbamento e le conseguenze psicologiche derivanti dalla perdita di Dorjo, che è morto accanto a Kleidi e per lui era come un fratello. E questo nonostante siano state prodotte valutazioni psichiatriche e sia documentato il percorso psicologico affrontato dopo l’incidente. Allo stesso modo riteniamo non adeguatamente considerate le conseguenze delle lesioni fisiche, dall’intervento all’intestino alle fratture agli arti inferiori, con ripercussioni evidenti anche sulla sua attività di autista».Per Studio3A la questione assume un rilievo ancora maggiore considerando che Shazivari viaggiava come terzo trasportato, una posizione che dovrebbe garantire una tutela particolarmente chiara sul piano risarcitorio. «Parliamo di una persona che sedeva sul sedile del passeggero, che non aveva alcun ruolo nella causazione del sinistro e che ne ha subito conseguenze devastanti – sottolinea ancora Riccardo Vizzi -. Dopo quasi tre anni ci troviamo invece nella condizione di dover iniziare una causa che porteremo avanti affinché ogni danno, fisico, psicologico, personale e lavorativo, venga riconosciuto nella sua reale dimensione».

Anche la famiglia di Dorjo continua a vivere con amarezza l’esito del procedimento penale: «Rispettiamo le decisioni della giustizia, ma dal punto di vista umano è difficile accettare una pena di questa entità pensando che Dorjo non c’è più e che Kleidi ha rischiato di morire e porta ancora oggi con sé le conseguenze di quella notte – spiegano i familiari di Dorjo Duka -. Nessuna sentenza potrà restituirci Dorjo. Chiediamo almeno che quanto è accaduto e ciò che Kleidi sta ancora vivendo venga raccontato correttamente».

Caso seguito da:

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Dott. Riccardo Vizzi

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Categoria:

Incidenti da Circolazione Stradale

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