Articolo Pubblicato il 28 ottobre, 2018 alle 22:54.

E’ finita la storia della Miteni di Trissino, in provincia di Vicenza, la fabbrica accusata di aver inquinato le acque di mezzo Veneto con i Pfas. Venerdì  il consiglio di amministrazione della società posseduta da due fratelli tedeschi ha deliberato il deposito di un’istanza di fallimento, che segue il pre-fallimento dello scorso maggio. Cinque mesi fa l’atto aveva fatto preludere a una trasformazione industriale dell’azienda chimica, in particolare in ambito farmaceutico, ma i due nuovi blocchi imposti dalla Provincia di Vicenza e una fama ormai irrecuperabile hanno portato prima alla riduzione della produzione e ora alla procedura di fallimento con la messa in cassa integrazione straordinaria di 122 dipendenti. Miteni spa, peraltro, ha chiuso il 2017 con una perdita di un milione di euro su un fatturato di cinque.

L’azienda chiuderà ogni attività nell’arco di 45 giorni: la pericolosità del prodotto impone una ferma graduale. Come si sa, la fabbrica ha sversato per decenni nel torrente Poscolo Pfoa e Pfas, composti di carbonio e fluoro, che servono a impermeabilizzare le giacche e rendere antiaderenti le padelle, con le conseguenze tristemente note: la Regione ha dovuto avviare, tra le altre cose, un piano di controllo epidemiologico su 90 mila persone, si sono attivate tre procure e sono già diverse le persone indagate.

La Miteni, che ha assicurato adempierà comunque agli obblighi di messa in sicurezza degli impianti e presenterà il piano di bonifica “entro i tempi stabiliti”, nell’assetto di governance delle ultime stagioni ha sempre sostenuto di non essere la fonte primaria dell’inquinamento da Pfas, accusando del disastro sanitario le centinaia di concerie presenti nel Vicentino Il consiglio di amministrazione in carica, depositata la procedura fallimentare in tribunale, “si è contestualmente attivato – scrive – per la ricerca di acquirenti di uno stabilimento che rappresenta un’eccellenza nella chimica internazionale”.

Durissime le prime reazioni delle politica. Il Partito Democratico, riprendendo un vecchio tema di Greenpeace, ha parlato di “vergognoso escamotage per non pagare gli oneri della bonifica e non risarcire le persone contaminate”.  I Cinque Stelle del Veneto, invece, hanno accusato di lentezza la Procura di Vicenza, chiedendo di spostare l’inchiesta a Venezia.