Articolo Pubblicato il 5 giugno, 2017 alle 16:47.

Il dott. Rinaldo Zolin, responsabile del biomonitoraggio per verificare la presenza di Pfas nelle persone esposte alla contaminazione, ha fornito in anteprima i dati degli abitanti dei 13 comuni del Veronese, del basso Vicentino e di Montagnana che finora si sono sottoposti al prelievo: a differenza di Lonigo e delle zone più colpite, qui i test sono iniziati solo un mese fa.

Si è cominciato sempre con i quattordicenni, poco meno di 200 quelli finora esaminati: di media i valori riscontrati sono più bassi di quelli rilevati nei ragazzi di Lonigo e dei comuni berici della “zona rossa”, dove è stata evidentemente utilizzata in maggiore quantità l’acqua contaminata di Pfas: 50 nanogrammi di acido perfluoroottanoico per ogni grammo di sangue contro 70.

Si tratta pur sempre, però, di valori molto elevati e preoccupanti, se si pensa che un recente studio dell’agenzia tedesca per l’Ambiente ha stabilito come soglia per il sangue valori molto più bassi di quelli trovati in Veneto, 2 nanogrammi: se si supera quel limite, secondo lo studio, ci si possono attendere effetti sulla salute, fertilità, gestosi, tiroide, metabolismo dei grassi, sviluppo ormonale.

Le famiglie sono sempre più allarmate e meditano azioni legali.