Articolo Pubblicato il 24 maggio, 2018 alle 9:53.

a copia cartacea dello screenshot è una prova valida, anche se priva di attestazione ufficiale. Lo ha stabilito la Cassazione, con la recente sentenza n. 8736/2081 che di fatto si adegua alle nuove modalità di comunicazione digitale della stragrande maggioranza dei cittadini.

Prima dell’avvento dei social network avevamo una sola vita, adesso ne abbiamo due, una reale e una virtuale: in quest’ultima ci confrontiamo con gli altri “amici virtuali” utilizzando un linguaggio completamente nuovo, praticamente sconosciuto fino a qualche anno fa. Così in questa dimensione parallela, le nostre attività sono quelle di condividere link, scrivere post, “mi piaci”, fare foto, commenti oppure fare screenshot.

Com’è ormai noto, nel linguaggio informatico lo screenshot è un processo che consente di salvare sotto forma di immagini ciò che viene visualizzato sullo schermo di un computer o di un telefonino. Ed è proprio sul valore probatorio dello screenshot che si è recentemente espressa la Suprema Corte con la sentenza n. 8736/2018.

La questione affrontata dagli Ermellini ha avuto ad oggetto alcuni articoli diffamatori che avevano offeso la reputazione di un esponente politico. In primo grado il direttore del giornale nonché autore degli articoli contestati era stato condannato per diffamazione, sulla base di una prova decisiva costituita da una copia cartacea delle schermate telematiche del sito internet.

In seguito, tuttavia, la Corte di Appello aveva annullato la condanna ritenendo non attendibile come prova documentale lo screenshot, perché non autenticata da un notaio. La questione è,dunque, giunta all’attenzione della Suprema Corte che ha ritenuto assolutamente valida come prova documentale la copia cartacea dello screenshot.

I giudici della Cassazione hanno precisato che “i dati di carattere informatico contenuti in un computer rientrano tra le prove documentali e per l’estrazione di questi dati non occorre alcuna particolare garanzia; di conseguenza ogni documento acquisito liberamente ha valore di prova, anche se privo di certificazione, sarà poi il giudice a valutarne liberamente l’attendibilità

In definitiva, la Corte di Cassazione ha ritenuto lo screenshot un documento informatico valido come prova documentale e riconducibile alla categoria di cui all’art. 234 c.p.p.; di conseguenza per acquisire i relativi dati non è necessaria la procedura dell’accertamento tecnico irripetibile ma è sufficiente una semplice operazione meccanica che non modifichi il contenuto dei dati.