Articolo Pubblicato il 28 giugno, 2017 alle 17:24.

Le compagnie di assicurazione vanno a gonfie vele, pagano sempre di meno per i sinistri, eppure il premio in Italia resta di gran lunga il più caro d’Europa. Sono solo alcuni degli elementi che si possono desumere dalla corposa e dettagliata relazione annuale sull’attività svolta nel 2016 presentata nei giorni scorsi dall’Ivass, l’Istituto di Vigilanza.

Il settore è senza dubbio uno dei pochi a non aver risentito della crisi economica e dei suoi strascichi: solo per citare un paio di dati, alla fine dello scorso anno il patrimonio netto complessivo delle imprese vita e danni ammontava a 66,4 miliardi di euro, in aumento di 0,2 miliardi rispetto al 2015. Sempre nel 2016, le imprese assicurative hanno registrato complessivamente un risultato economico positivo per 5,7 miliardi di euro, in linea con l’anno precedente: hanno chiuso l’esercizio in utile sia il settore vita (3,6 miliardi) sia quello danni (2,1 miliardi).

A favorire gli utili troviamo certamente la sensibile contrazione degli incidenti stradali da liquidare. Dal 2007 al 2015 il numero di sinistri totali con seguito è diminuito del -33%, il numero di danni alle persone del -45% e il numero di morti del -33,2%. Di riflesso, si registra anche una contrazione del costo dei sinistri medio totale, che per l’intero settore Rc auto nel 2016 è stato del -2%: il dato tendenziale dell’ultimo triennio evidenza una diminuzione del -5,2%.

Ci si aspetterebbe un’analoga riduzione del premio assicurativo, che secondo l’Ivass c’è stata ma che risulta irrisoria, tanto più considerando il divario di partenza con gli altri partner europei: nel 2016 il premio puro dell’intero mercato è sceso di appena il -0,9%. In realtà, per le autovetture il calo è stato del -0,7%, mentre per ciclomotori e motocicli si rileva addirittura un aumento del +4,2%.

Il confronto che l’Istituto di Vigilanza effettua tra l’Italia e gli altri Paesi europei è impietoso. Nel periodo 2011-2015 gli assicurati italiani per assicurare i propri veicoli hanno pagato mediamente 392 euro, contro i 354 degli inglesi, i 227 dei tedeschi, i 182 degli spagnoli e i 165 dei francesi. Il gap riscontrato per lo stesso periodo, rispetto alla media esclusa l’Italia, è pari a 159 euro in più a sfavore degli assicurati italiani (+69%). Una differenza che, secondo l’Ivass, è imputabile alle maggiori spese sostenute in Italia per il costo sinistri (per 80 euro), che pure, come si è visto, diminuiscono di continuo, alle spese gestionali (18 euro) e al margine tecnico per polizza (57 euro).

Nel grafico si può ben apprezzare la differenza: la colonna verde, che fotografa la spesa assicurativa per la Rc auto sul Pil pro-capite, per l’Italia è di gran lunga più alta di quella dei principali partner europei.