Articolo Pubblicato il 15 giugno, 2016 alle 10:20.

Multe per 14 milioni e 530 mila euro. E’ la somma dell’ammenda inflitta dall’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) a cinque società dell’energia: Acea, Edison, Eni, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico. I provvedimenti riguardano i meccanismi delle fatture e le ripetute richieste di pagamento per bollette non corrispondenti a consumi effettivi, nonché gli ostacoli frapposti a restituire i rimborsi. I procedimenti erano stati avviati a luglio 2015 dopo una serie di casi segnalati da singoli consumatori e associazioni di categoria. Nel corso del procedimento, l’Aeegsi (Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico) ha reso un articolato parere, all’interno del sostegno reciproco previsto dal Protocollo di intesa tra i due soggetti, che ha permesso all’Antitrust di individuare e accertare distinte pratiche aggressive. Durante i controlli, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato s’è avvalsa anche dell’appoggio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza. Nello specifico, l’Antitrust ha comminato ad Acea 3,6 milioni di euro, a Edison 1,725 milioni di euro, a Eni: 3,6 milioni di euro, a Enel Energia 2,985 euro e ad Enel Servizio Elettrico 2,62 milioni di euro.

Al termine dell’istruttoria, l’Agcm ha accertato che le cinque società hanno avuto una prima pratica commerciale aggressiva; ovvero, una gestione inadeguata delle istanze e degli avvisi ai clienti finali che lamentavano fatture di consumi di elettricità o di gas naturale divergenti da quelli effettivi. Questa era dovuta a deficienze del processo di conteggio, a malfunzionamenti dei sistemi informatici e alla mancata sospensione delle attività d’incasso (sollecito, messa in mora e distacco, talvolta senza preavviso) nell’attesa di una risposta chiara, puntuale ed esaustiva. Nel caso di conguagli di elevato importo, inoltre, le imprese non avevano adottato misure per attenuare l’impatto della bolletta, senza informare gli utenti in modo adeguato sulla possibilità di rateizzare né sui termini di pagamento più lunghi.

Secondo l’Antitrust, tali comportamenti hanno violato il diritto del cliente a ricevere un’adeguata ed effettiva assistenza e verifica dei propri consumi, prima di procedere al pagamento delle fatture contestate e, pertanto, costituiscono pratiche commerciali aggressive. Ciò in quanto l’incombente minaccia dell’avvio o del proseguimento delle procedure di riscossione costituisce, a parere dell’Autorità, un indebito condizionamento delle scelte del cliente in merito al pagamento dei consumi non verificati e alla presentazione delle richieste e degli avvisi.

Una seconda pratica scorretta, accertata dall’istruttoria, riguarda la mancata o ritardata restituzione di importi dovuti a vario titolo ai clienti finali. L’Autorità ha ritenuto, infatti, che le modalità informative e procedurali adottate dai cinque operatori non hanno permesso ai consumatori di ricevere pienamente e tempestivamente quanto versato in eccesso per la fornitura di energia elettrica o di gas.

Per le due società del gruppo Enel, infine, è stata accertata una terza pratica scorretta: questa consisteva nell’addebito degli interessi di mora per tardivo pagamento, anche in caso di bollette recapitate in ritardo o non recapitate e in presenza di un reclamo in tal senso.