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Essere investiti mentre si attraversa la strada con il semaforo rosso è una delle situazioni che genera più dubbi in materia di responsabilità e risarcimento. Molti sono convinti che il pedone perda automaticamente ogni diritto al ristoro dei danni, ma la realtà giuridica è molto più articolata.

La normativa italiana e la giurisprudenza della Corte di Cassazione hanno infatti chiarito che il comportamento imprudente del pedone non comporta automaticamente l’esclusione della responsabilità del conducente. Ogni incidente deve essere valutato caso per caso, analizzando la condotta di entrambe le parti, la velocità del veicolo, la visibilità, le condizioni della strada e la concreta possibilità di evitare l’investimento.

Di seguito analizziamo cosa prevede la legge, quando spetta il risarcimento e quali sono gli elementi decisivi per accertare le responsabilità.

Attraversare con il semaforo rosso è sempre colpa del pedone?

Il Codice della Strada impone ai pedoni di rispettare la segnaletica luminosa e gli attraversamenti regolati da semaforo.

In particolare:

  • l’art. 190 del Codice della Strada disciplina il comportamento dei pedoni;
  • l’art. 191 impone ai conducenti particolari obblighi di prudenza nei confronti dei pedoni;
  • l’art. 141 stabilisce che il conducente deve sempre mantenere una velocità adeguata alle condizioni della circolazione, così da poter arrestare tempestivamente il veicolo.

Chi attraversa con il rosso viola certamente una norma di comportamento. Tuttavia questa violazione non significa automaticamente perdere il diritto al risarcimento.

Nel nostro ordinamento, infatti, trova applicazione anche l’art. 2054 del Codice Civile, che presume la responsabilità del conducente salvo che quest’ultimo dimostri di aver fatto tutto il possibile per evitare il sinistro.

È proprio questo principio che rende necessario valutare ogni caso concreto.

 

Il conducente può essere comunque responsabile

La Corte di Cassazione ribadisce ormai da molti anni un principio fondamentale: il conducente deve sempre prevedere la possibile presenza di pedoni, soprattutto nei centri abitati, nelle vicinanze degli incroci, delle scuole, delle fermate degli autobus e degli attraversamenti semaforici.

Ne consegue che, anche se il pedone attraversa con il rosso, l’automobilista può essere ritenuto totalmente o parzialmente responsabile se:

  • procedeva a velocità eccessiva;
  • era distratto (ad esempio utilizzava il telefono cellulare);
  • non manteneva una condotta prudente;
  • non rispettava il limite di velocità;
  • aveva una visuale libera che gli avrebbe consentito di evitare l’urto;
  • non ha frenato tempestivamente.

L’obbligo di prudenza imposto ai conducenti è infatti molto elevato e permane anche quando il pedone commette un’infrazione.

 

Quando il pedone perde il diritto al risarcimento?

Esistono situazioni nelle quali la responsabilità può ricadere esclusivamente sul pedone.

Ciò accade quando il suo comportamento viene qualificato come imprevedibile, eccezionale e inevitabile.

Ad esempio:

  • attraversamento improvviso correndo davanti al veicolo;
  • comparsa repentina tra auto in sosta;
  • attraversamento notturno in condizioni di totale invisibilità;
  • condotte tali da rendere impossibile qualsiasi manovra di emergenza.

In queste ipotesi il conducente può riuscire a dimostrare che l’incidente era inevitabile nonostante una guida diligente.

Tale prova, però, è particolarmente rigorosa.

 

La Cassazione: il semaforo rosso non basta ad escludere il risarcimento

Una delle pronunce più importanti è rappresentata dalla sentenza della Cassazione Civile n. 3964 del 19 febbraio 2014.

La Suprema Corte ha stabilito che l’attraversamento con il semaforo rosso non esclude automaticamente la responsabilità dell’automobilista se, considerate le circostanze di tempo e di luogo, il comportamento del pedone era comunque prevedibile.

Nel caso esaminato, il conducente percorreva una strada urbana, in una giornata piovosa e in una zona caratterizzata da intenso traffico pedonale. Secondo la Cassazione, proprio tali condizioni avrebbero imposto una maggiore prudenza e una velocità inferiore.

Lo stesso orientamento è stato confermato da successive decisioni, secondo cui la responsabilità del conducente viene esclusa soltanto quando la condotta del pedone costituisce una causa eccezionale, imprevedibile e inevitabile dell’evento.

 

Come viene accertata la responsabilità

Per stabilire chi abbia causato il sinistro vengono analizzati numerosi elementi.

Tra i più importanti troviamo:

  • verbali della Polizia Locale o delle Forze dell’Ordine;
  • rilievi planimetrici;
  • posizione finale del veicolo e del pedone;
  • testimonianze;
  • immagini delle telecamere di videosorveglianza;
  • registrazioni delle dash cam;
  • dati della scatola nera;
  • consulenze cinematiche;
  • perizie medico-legali.

Spesso una ricostruzione tecnica dell’incidente permette di dimostrare che il conducente avrebbe avuto il tempo necessario per evitare l’impatto.

 

Il concorso di colpa

Nella maggior parte dei casi il giudice non individua un unico responsabile.

Può infatti applicare il principio del concorso di colpa previsto dall’art. 1227 del Codice Civile.

Ad esempio:

  • 30% di responsabilità del pedone e 70% del conducente;
  • 50% ciascuno;
  • 70% del pedone e 30% dell’automobilista.

La percentuale incide direttamente sull’importo del risarcimento.

Se il danno complessivo viene quantificato in 200.000 euro e al pedone viene attribuito un concorso di colpa del 40%, il risarcimento sarà pari a 120.000 euro.

 

Quali danni possono essere risarciti?

Quando il conducente viene ritenuto totalmente o parzialmente responsabile, il pedone può ottenere il ristoro di numerose voci di danno.

Tra queste:

  • danno biologico permanente;
  • invalidità temporanea;
  • danno morale;
  • danno esistenziale;
  • spese mediche;
  • fisioterapia e riabilitazione;
  • perdita del reddito;
  • danno patrimoniale futuro;
  • assistenza domiciliare;
  • adattamento dell’abitazione o del veicolo nei casi più gravi.

Il risarcimento danni fisici da incidente stradale viene oggi quantificato facendo riferimento ai criteri previsti dalla normativa vigente e, ove applicabili, alla Tabella Unica Nazionale e agli orientamenti consolidati della giurisprudenza.

 

Se il pedone muore cosa succede?

Quando l’investimento provoca il decesso della vittima, i familiari possono ottenere il risarcimento dei danni iure proprio e, in determinate circostanze, anche iure hereditatis.

Il risarcimento per incidente stradale mortale può comprendere il danno da perdita del rapporto parentale, il danno patrimoniale derivante dalla perdita del sostegno economico, le spese funerarie e gli ulteriori pregiudizi riconosciuti dalla legge.

Anche in questi casi il comportamento eventualmente imprudente del pedone viene valutato insieme alla condotta del conducente, senza automatismi.

 

Quando è possibile fare causa?

Se la compagnia assicurativa nega il risarcimento oppure offre una somma insufficiente, il danneggiato può promuovere una causa civile per risarcimento da incidente stradale.

Prima di arrivare in tribunale è però fondamentale predisporre un’istruttoria completa, raccogliendo tutta la documentazione sanitaria, le prove dell’incidente e le consulenze tecniche necessarie a dimostrare le responsabilità.

Una corretta ricostruzione del sinistro rappresenta spesso l’elemento decisivo per ottenere un equo ristoro.

 

Quanto tempo si ha per chiedere il risarcimento?

In generale, il diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione dei veicoli si prescrive in due anni, ai sensi dell’art. 2947 del Codice Civile.

Tuttavia, quando il fatto integra anche un reato, come le lesioni stradali gravi o gravissime oppure l’omicidio stradale, possono trovare applicazione termini prescrizionali più lunghi.

Per questo motivo è consigliabile rivolgersi quanto prima a professionisti esperti, evitando di compromettere il proprio diritto al risarcimento.

 

Come può aiutare Studio3A

Dopo un investimento stradale è fondamentale affidarsi a professionisti che sappiano ricostruire correttamente la dinamica del sinistro e individuare tutte le responsabilità.

Studio3A offre assistenza completa alle vittime di incidenti stradali e ai loro familiari, seguendo ogni fase della pratica: dalla raccolta delle prove alla gestione dei rapporti con le compagnie assicurative, fino all’eventuale azione giudiziaria. Il team si avvale della collaborazione di medici legali, ingegneri cinematici, periti ricostruttori e consulenti tecnici, indispensabili per dimostrare le responsabilità e ottenere il massimo risarcimento consentito dalla legge.

L’obiettivo è consentire alla persona danneggiata di affrontare il percorso con un unico interlocutore qualificato, riducendo tempi, complessità burocratiche e rischi di sottovalutazione del danno.

Essere investiti mentre si attraversa con il semaforo rosso non significa automaticamente perdere il diritto al risarcimento. La giurisprudenza italiana ha chiarito che la responsabilità deve essere valutata considerando il comportamento di entrambe le parti e verificando se il conducente abbia realmente fatto tutto il possibile per evitare l’incidente.

Per questo motivo ogni caso richiede un’attenta analisi tecnica, giuridica e medico-legale. Una ricostruzione accurata della dinamica può fare la differenza tra il rigetto della richiesta e l’ottenimento di un risarcimento pieno o parziale, anche quando il pedone abbia commesso un’infrazione al Codice della Strada.

Scritto da:

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Emanuele Musollini

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Categoria:

Incidenti da Circolazione Stradale

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