Articolo Pubblicato il 29 dicembre, 2020 alle 20:06.

Sovente, in caso di investimenti, il conducente del veicolo investitore adduce a sua discolpa il fatto che il pedone non attraversasse la strada sulle strisce pedonali, ma sulla questione la Cassazione, con la rilevante sentenza n. 36776/20 depositata il 21 dicembre 2020, chiarisce e riafferma alcuni punti fermi del Codice della strada che chi guida dovrebbe tenere bene a mente.

Innanzitutto, laddove non vi siano attraversamenti pedonali o siano collocati a una distanza superiore a cento metri dal punto di attraversamento, chi va a piedi può attraversare la carreggiata purché in senso perpendicolare e, ovviamente, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri, e dando la precedenza ai conducenti dei mezzi in transito.

Ma se l’attraversamento è oramai quasi completato, questa situazione è incompatibile con l’obbligo di precedenza. Fermo restando, inoltre, che l’attraversamento da parte di un pedone in un luogo privo di strisce pedonali non può integrare un comportamento abnorme e una circostanza imprevedibile per chi è al volante.

 

Camionista condannato per aver travolto e ucciso un pedone non “avvistato”

La Suprema Corte si è occupata dell’ennesimo tragico caso di un uomo investito e ucciso mentre attraversava la strada a piedi, fatto successo a Lucca nel 2011. La Corte di appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva rideterminato in 50mila euro la provvisionale a favore di ciascuna delle parti civili, ossia i familiari della vittima, confermando per il resto la condanna del camionista straniero che aveva investito il pedone alla pena sospesa di otto mesi di reclusione, con la sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida per la durata di un anno, ed, in solido con il responsabile civile, al risarcimento del danno in favore delle parti civili.

L’autotrasportatore era stato ritenuto colpevole di aver causato il decesso della vittima investendolo, mentre, alla guida di un autoarticolato, effettuava una manovra di svolta a destra per immettersi da Via del Brennero in Via San Gimignano, con colpa consistita nel mancato avvistamento del pedone

 

L’attraversamento fuori dalle strisce del pedone

L’imputato ha tuttavia proposto ricorso anche per Cassazione adducendo una svariata serie di motivi, alcuni dei quali procedurali. Quelli che qui premono sono il settimo e l’ottavo, nei quali il camionista ha lamentato nella sentenza impugnata vizio di motivazione con riferimento al nesso di causalità, in quanto, a suo dire, il comportamento colposo del pedone, che avrebbe attraversato in senso diagonale due carreggiate, in assenza di strisce pedonali, avrebbe costituito un comportamento abnorme, del tutto imprevedibile, e tale da porsi come causa esclusiva dell’evento letale, contrariamente a quanto ritenuto dai giudici territoriali, che avevano escluso anche qualsiasi concorso di colpa in capo alla vittima, riconosciuto invece in primo grado.

Ancora, secondo il legale dell’autotrasportatore il dovere implicito di assicurarsi una visibilità ottimale durante la svolta non sarebbe affatto previsto dall’art. 154 cod. strada, e a supporto di tale tesi era stato addotto il fatto che la polizia non avesse elevato alcuna sanzione all’imputato, che procedeva a velocità minima e che non avrebbe potuto prevedere il comportamento così imprudente del pedone e, cioè, l’attraversamento con modalità tanto inusuali e avventate, tali da collocarlo fuori dal campo visivo del conducente, mentre, al contrario, sarebbe stata pericolosa la condotta alternativa lecita indicata dai giudici di merito, consistente in una svolta rallentata, con la rotazione della testa e la perdita di visus frontale.

Ma per la Suprema Corte il motivo è infondato. Innanzitutto, gli Ermellini sottolineano che in realtà la Corte di appello, “con una motivazione congrua e non manifestamente illogica”, aveva escluso che il pedone avesse attraversato trasversalmente la strada, “ritenendo, al contrario, che fosse in procinto di attraversare la carreggiata in linea retta, diretto allo studio del figlio, e sottolineando che è stato investito dal mezzo mentre era di spalle, stante il contatto tra il suo braccio sinistro e la ruota destra dell’autoarticolato.

La conclusione del giudice dell’impugnazione, fondata sulla considerazione che, seguendo la diversa impostazione della difesa dell’imputato, il pedone si sarebbe trovato di fronte il mezzo e l’avrebbe evitato, risulta ragionevole e non contraddetta da alcun contrario elemento fattuale, evidenziato nel ricorso”.

 

Come e quando il pedone può attraversare

Ed è appunto qui che la Cassazione ricorda che, “ai sensi dell’art. 190, comma 2, cod. strada, i pedoni, laddove non vi siano attraversamenti pedonali o siano collocati a distanza superiore a cento metri dal punto di attraversamento, possono attraversare la carreggiata purché in senso perpendicolare e con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri, dando la precedenza ai conducenti, come precisato dal successivo comma”.

Dunque, una volta escluso, “in modo non illogico”, l’attraversamento diagonale da parte della vittima, “la Corte di appello – proseguono i giudici del Palazzaccio – ha coerentemente negato ogni concorso di colpa del pedone, che, essendo stato attinto di spalle e, cioè, in una fase avanzata del transito, si trovava in una situazione incompatibile con l’obbligo di precedenza”.

 

L’attraversamento nei centri abitati non è circostanza imprevedibile

E ad ad ogni modo, puntualizza la Suprema Corte, “l’attraversamento, da parte della vittima, in luogo privo di strisce pedonali, a prescindere dalle modalità con cui è avvenuto, non integra un comportamento abnorme, idoneo ad interrompere il nesso causale tra la condotta dell’imputato e l’evento letale, stante l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, secondo cui il principio dell’affidamento, nello specifico campo della circolazione stradale, trova opportuno temperamento nell’opposto principio secondo il quale l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità, come appunto è avvenuto nel caso di specie, essendo la presenza dei pedoni, il loro transito per le strade dei centri abitati e l’attraversamento lontano dalle strisce pedonali una possibilità prevedibile”.

La Cassazione aggiunge anche che, nel caso di investimento di pedone, “la sola circostanza che questi sia venuto meno all’obbligo di cedere la precedenza ai veicoli al di fuori degli attraversamenti pedonali, ben può costituire materia di concorso di colpa dell’investito, ma non interrompe il nesso eziologico tra la condotta del conducente del veicolo investitore e l’evento”. 

In definitiva, dunque, neppure l’eventuale concorso di colpa del pedone sarebbe stato idoneo ad eliminare il nesso causale tra la condotta dell’imputato e l’evento letale.

L’obbligo di “avvistamento”: se occorre, ci si può far coadiuvare anche da terzi

E al riguardo, secondo gli Ermellini i giudici di merito hanno correttamente ritenuto anche che “l’obbligo di cui all’art. 154 cod. strada di assicurarsi di poter effettuare una manovra di svolta senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, tenendo conto della loro posizione, distanza e direzione, includa anche quello di assicurarsi la piena visibilità dei luoghi interessati, finanche ruotando il capo e assumendo posizioni scomode”.

I giudici del Palazzaccio hanno citato una sentenza della stessa Cassazione che include addirittura in tale obbligo quello di farsi coadiuvare da altra persona ove sia necessario per le condizioni di scarsa visibilità. Ergo ricorso integralmente rigettato e condanna confermata.