Articolo Pubblicato il 13 novembre, 2016 alle 17:38.

La plastica minaccia le acque dei laghi. A rivelarlo sono i risultati dei campionamenti ad hoc effettuati a luglio da “Goletta dei laghi”, nell’ambito di uno studio ad hoc sulla presenza di microplastiche nei laghi italiani: il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione scientifica di Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e dell’Università Cà Foscari di Venezia, con le quali è stato messo a punto un protocollo specifico per i laghi, adattando il modello fino ad oggi impiegato solo nei mari.

Nel Sebino, Lario, Verbano e Benaco, per la prima volta in Italia, accanto al monitoraggio della presenza di inquinamento da batteri di origine fecale, è stato dunque condotto anche un campionamento di microplastiche. I campioni prelevati nei principali laghi del nord Italia sono stati sottoposti a indagini di laboratorio ed hanno rivelato la presenza di microparticelle plastiche in tutti i prelievi effettuati.

I laghi in cui sono state trovate più particelle sono l’Iseo e il Maggiore, con valori medi di densità di 40.396 e 39.368 particelle su chilometro quadrato di superficie campionata, seguiti dai laghi di Bolsena e di Garda (in foto), che presentano densità medie simili, rispettivamente 26.829 e 25.259 particelle su chilometro quadrato. Il lago in cui è stata trovata la minore quantità di microplastiche è il lago Albano, con una media di 3.892 particelle su chilometro quadrato. La sezione lacustre a maggiore densità di microlitter è risultata la porzione del Verbano che va da Arona (No) ad Angera (Va), zona in cui confluiscono le correnti verso l’uscita.

I frammenti costituiscono il 70% di tutte le particelle e sono presenti in tutti i laghi, così come i filamenti, ma in percentuali minori (6,8%). Le particelle di polistirolo (che costituiscono il 14% del totale) sono state rinvenute solo nei laghi subalpini, mentre nei laghi laziali spicca la presenza dei frammenti a forma di foglio (7,2%).

Nel caso di frammenti e fogli, le fonti principali si possono individuare nella disgregazione dei rifiuti di maggiori dimensioni. I filamenti, invece, sono riconducibili a cordame, tessuti sfilacciati e fibre tessili sintetiche derivanti dagli scarichi delle lavatrici. Per quel che riguarda il polistirolo, l’origine è legata alle lavorazioni industriali, imballaggi o attività di pesca.

I principali “imputati” di questo inquinamento sono i corsi d’acqua come l’Oglio sul Sebino, l’Adda sul Lario, i torrenti Bardello, Acquanegra e Boesio sul Verbano, il Bolletta sul Ceresio e per finire il Maguzzano sul Benaco. Quasi sempre pesano la mancanza di infrastrutture fognarie dei comuni dell’entroterra o l’inadeguatezza dei depuratori per il troppo carico antropico