Il bollettino di guerra continua. Il 31 agosto 2021 l’Inail ha pubblicato i drammatici dati del fenomeno infortunistico relativi ai primi sette mesi del 2021.

Certo il confronto con l’analogo periodo del 2020 va preso con tutte le dovute cautele per via della componente Covid, ma resta il fatto che le 312.762 denunce di infortunio presentare all’Istituto tra gennaio e luglio, quasi 24mila in più  (+8,3%) rispetto alle 288.873 dei primi sette mesi dell’anno precedente, sono un’enormità.

Oltre 312mila denunce di infortunio nei primi sette mesi del 2021

I dati rilevati al 31 luglio di ciascun anno evidenziano nei primi sette mesi del 2021 un aumento a livello nazionale sia degli infortuni in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (+18,9%, da 33.204 a 39.480 casi), sia di quelli avvenuti in occasione di lavoro, più 6,9% (da 255.669 a 273.282).

Il numero degli infortuni sul lavoro denunciati è aumentato del 6,4% nella gestione Industria e servizi (dai 249.499 casi del 2020 ai 265.499 del 2021), del 4,4% in Agricoltura (da 14.797 a 15.450) e del 29,4% nel Conto Stato (da 24.577 a 31.813). Si osservano incrementi generalizzati in quasi tutti i settori produttivi tranne, in particolare, in quello della Sanità e assistenza sociale, condizionato pesantemente dalla pandemia soprattutto nel 2020, che nei primi sette mesi di quest’anno presenta una riduzione del 34,4% degli infortuni avvenuti in occasione di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2020, pur distinguendosi ancora per numerosità di eventi, dell’alloggio e ristorazione (-6,5%) e dell’amministrazione pubblica (-7,3%).

Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione delle denunce soltanto nel Nord-Ovest (-4,5%), al contrario delle Isole (+16,5%), del Centro (+15,2%), del Sud (+15,0%) e del Nord-Est (+14,0%). Tra le regioni si registrano decrementi percentuali solo in Valle d’Aosta, Piemonte, Provincia autonoma di Trento e Lombardia, mentre gli incrementi percentuali più consistenti sono quelli di Molise, Basilicata e Campania.

L’aumento che emerge dal confronto dei primi sette mesi del 2020 e del 2021 è legato alla componente maschile, che registra un +15,4% (da 173.283 a 199.933 denunce), mentre quella femminile presenta un decremento del 2,4% (da 115.590 a 112.829). L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+7,5%) sia quelli extracomunitari (+14,8%) e comunitari (+2,2%). L’analisi per classi di età, infine, mostra un calo solo tra i 15-19enni (-3,7%), con incrementi per la fascia tra i 20 e i 49 anni (+9,7%) e tra gli over 50 (+3,3%).

 

I casi mortali sono stati 677

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro il mese di luglio sono state 677, 39 in meno rispetto alle 716 registrate nei primi sette mesi del 2020 (-5,4%). Anche qui, però, il confronto tra il 2020 e il 2021 richiede cautela, in quanto i dati delle denunce mortali sono provvisori e, soprattuto, influenzati fortemente dalla pandemia da Covid-19 che ha mietuto molte più vittime per contagi sul lavoro lo scorso anno rispetto al 2021. E fermo restando che 677 morti in sette mesi, più di tre al giorno, rimangono un tributo di sangue inaccettabile per un Paese civile.

Ciò premesso, a livello nazionale i dati rilevati al 31 luglio di ciascun anno evidenziano per i primi sette mesi di quest’anno un aumento solo dei casi avvenuti in itinere, passati da 113 a 134 (+18,6%), circostanza facilmente spiegata dal fatto che nei primi mesi del 2020 la maggior parte dei lavoratori era in smart working, mentre quelli in occasione di lavoro sono stati 60 in meno (da 630 a 543, -10,0%).

La gestione Industria e servizi però è l’unica a fare registrare un segno negativo (-10,3%, da 630 a 565 denunce mortali), al contrario dell’Agricoltura, che passa da 55 a 76 denunce, e del Conto Stato (da 31 a 36).

Dall’analisi territoriale emerge un aumento nel Sud (da 141 a 192 casi mortali), nel Nord-Est (da 136 a 147) e nel Centro (da 128 a 129). Il numero dei decessi, invece, è in calo nel Nord-Ovest (da 265 a 169) e nelle Isole (da 46 a 40).

Il decremento rilevato nel confronto tra i primi sette mesi del 2020 e del 2021 è legato sia alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 72 a 67 (-6,9%), sia a quella maschile, che è passata da 644 a 610 casi (-5,3%). Il calo riguarda le denunce dei lavoratori italiani (da 609 a 582) e comunitari (da 38 a 23), mentre quelle dei lavoratori extracomunitari passano da 69 a 72. Dall’analisi per età, infine, emergono incrementi per le classi 20-29 anni (+7 casi) e 40-54 anni (+38), e decrementi in quelle 30-39 anni (-8 casi) e over 55 (-77 decessi, da 382 a 305).

Al 31 luglio di quest’anno risultano 11 incidenti plurimi avvenuti nei primi sette mesi per un totale di 27 decessi, 17 dei quali stradali: due vittime in provincia di Bari e due in quella di Torino a marzo, quattro in provincia di Ragusa e due in provincia di Bologna ad aprile, sette in provincia di Piacenza a giugno, cinque dei quali operai che hanno perso la vita nel terribile scontro del 3 giugno in A21 tra il loro furgone e un Tir (in foto).

Due lavoratori hanno perso la vita a seguito di un crollo di un fabbricato in provincia dell’Aquila a marzo, due a causa di inalazione di vapori tossici in provincia di Pavia a maggio, due per esplosione/incendio di un capannone in provincia di Perugia a maggio, due per soffocamento durante la pulizia di una cisterna in provincia di Cuneo a giugno e, infine, altri due intossicati da monossido di carbonio sempre in provincia di Cuneo a luglio. Lo scorso anno, invece, gli incidenti plurimi registrati tra gennaio e luglio erano stati sei, con 12 casi mortali denunciati, la metà dei quali stradali.

 

In aumento anche le denunce di malattia professionale

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi sette mesi del 2021 sono state 33.865, 8.660 in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (+34,4%). Le patologie denunciate tornano quindi ad aumentare, dopo un 2020 condizionato fortemente dalla pandemia con denunce in costante decremento nel confronto con gli anni precedenti. Lo scorso anno, infatti, i vari arresti e ripartenze delle attività produttive hanno ridotto l’esposizione al rischio di contrarre malattie professionali. Allo stesso tempo lo stato di emergenza, le limitazioni alla circolazione stradale e gli accessi controllati a strutture sanitarie di vario genere hanno disincentivato e reso più difficoltoso al lavoratore la presentazione di eventuali denunce di malattia, rimandandole al 2021.

L’incremento registrato tra gennaio e luglio di quest’anno ha interessato sia la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (+34,7%, da 20.643 a 27.812 casi), sia quelle dell’Agricoltura (+33,5%, da 4.291 a 5.730) e del Conto Stato (+19,2%, da 271 a 323), e tutte le aree territoriali del Paese: Nord-Ovest (+25,4%), Nord-Est (+42,0%), Centro (+39,3%), Sud (+36,1%) e Isole (+10,5%).

In ottica di genere si rilevano 6.133 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori, da 18.546 a 24.679 (+33,1%), e 2.527 in più per le lavoratrici, da 6.659 a 9.186 (+37,9%). Aumentano sia le denunce dei lavoratori italiani, che sono passate da 23.459 a 31.368 (+33,7%), sia quelle dei comunitari, da 595 a 797 (+33,9%), e degli extracomunitari, da 1.151 a 1.700 (+47,7%).

Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, del sistema nervoso e dell’orecchio continuano a rappresentare, anche nei primi sette mesi del 2021, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite da quelle del sistema respiratorio e dai tumori.