Articolo Pubblicato il 22 marzo, 2018 alle 10:18.

Nella riunione del 21 marzo 2018, il Consiglio dei Ministri (in foto) ha decretato lo stato di emergenza per le zone colpite dall’inquinamento da Pfas. Un passo importante, perché sancisce formalmente che la contaminazione che interessa un’ampia area fra le province di Verona, Vicenza e Padova è un caso eccezionale e perché inoltre stabilisce è che necessario attuare interventi straordinari per risolvere la situazione.

Il provvedimento comporta infatti la nomina di un commissario ad hoc per l’esecuzione della bonifica: il progetto prevede un finanziamento di 56 milioni messi sul piatto dal ministero dell’Ambiente in forma straordinaria, più altri 24 milioni per l’ordinario stanziati dal Governo, mentre una quota di 40 milioni sarà a carico della Regione.

Dunque, finalmente il caso Pfas diventa una questione di rilevanza nazionale. Adesso, infatti, questa vicenda dovrà essere affrontata dalla Protezione civile e dal ministero dell’Ambiente che, di concerto con la Regione Veneto, avranno il compito di definire i contorni dell’emergenza, stabilire quali siano le azioni da realizzare per risolverla e nominare il commissario che se ne dovrà occupare. Sempre queste tre istituzioni dovranno poi decidere quali saranno i poteri del commissario e chiarire in che misura egli potrà operare in deroga alle normative vigenti. Lo stato di emergenza e la nomina del commissario sono misure eccezionali, per snellire le operazioni riducendo i passaggi burocratici.

Il passaggio era molto atteso dai cittadini coinvolti e dai vari comitati come il gruppo delle Mamme no Pfas, che recentemente avevano provocato un incontro fra Governo e Regione proprio per sbloccare l’impasse. Ora i gruppi dei genitori attivi nei Comuni con l’acqua inquinata stanno inviando una lettera aperta ai sindaci, chiedendo loro di partecipare alla revisione della direttiva europea sull’acqua potabile come rappresentanti di un territorio fortemente colpito: “Il nostro inquinamento è il più grave ed esteso al mondo e deve fare scuola – si legge nella lettera – È necessario chiedere che i limiti di Pfas siano prossimi allo zero e che venga seriamente preso in considerazione il principio di precauzione. Il contributo dei nostri sindaci, responsabili della salute pubblica, è doveroso e avrà un grande peso che dovrà essere tenuto in considerazione dal Parlamento dell’Unione Europea: si parla di un territorio abitato da oltre 350.000 persone”. Come noto Bruxelles sta per varare le indicazioni sui limiti delle concentrazioni dei principali inquinanti, tra cui i Pfas, che saranno validi su tutto il territorio Ue.