Articolo Pubblicato il 9 aprile, 2018 alle 18:26.

Generali non assicura i cittadini dagli impatti più disastrosi dei cambiamenti climatici che essa stessa, con le sue polizze ed i suoi investimenti sulla fonte fossile più inquinante, contribuisce ad alimentare. Una contraddizione inaccettabile“. Ha fatto rumore la denuncia lanciata dall’associazione ambientalista Greenpeace, che sta portando avanti una clamorosa video inchiesta a supporto delle sue tesi.

A Genova (in foto, la tragica esondazione del 2011) attivisti del movimento sono entrati con una telecamera nascosta in diverse agenzie della compagnia assicurativa con sede a Mogliano Veneto, chiedendo di assicurare una casa del capoluogo ligure situata in una zona ad alto rischio di fenomeni meteorologici ed esondativi. Risultato, il 90 per cento delle agenzie visitate ha risposto picche e non è stato possibile nemmeno iniziare l’iter per assicurare l’abitazione dal pericolo di alluvioni e inondazioni. Secondo Greenpeace, dunque, per chi vive in zone soggette a fenomeni meteorologici estremi nel nostro Paese, assicurare la propria casa diventa pressoché impossibile.

Una questione tanto più grave se rapportata, osserva l’associazione ambientalista, al fatto che la compagnia del Leone alato continuerebbe, per converso, a finanziare e ad assicurare alcuni degli impianti più inquinanti d’Europa. Greenpeace, alcune settimane fa, ha esplicitamente denunciato il fatto che Generali, in consorzio con con altre compagnie come Allianz, fornisce copertura assicurativa a centrali e miniere di carbone tra le più inquinanti d’Europa, specie in Polonia e nell’Est europeo.

Al di là delle smentite di rito della compagnia, che ha dichiarato che non vi sarebbe alcuna preclusione legata all’area geografica, e di aver anzi recentemente stipulato, nei primi due mesi del 2018, una settantina di polizze “flash floods” proprio a Genova, si profila un vero e proprio paradosso.