Articolo Pubblicato il 15 settembre, 2016.

Una regione dove i reati ambientali legati allo smaltimento dei rifiuti proliferano. E questo il giudizio netto e preoccupante che esce dalla relazione recentemente presentata alla Camera dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle «attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali correlati».

In un quadro allarmante che coinvolge tutto il Paese, il Veneto non fa differenza, anzi. Il capitolo delle relazione dedicato alla regione cita una sequenza di punti neri da paura. Si parla di furberie e di un proliferare di impianti di smaltimento «a bassa tecnologia». Un sistema che, secondo la Commissione, «emerge evidente dal fatto che miscele di rifiuti pericolosi sono state ampiamente immesse sul mercato come materia prima secondaria e diffusamente utilizzate, tra l’altro, anche in opere pubbliche, come i sottofondi di rilevati stradali e ferroviari: esempio più recente ed eclatante del fenomeno è dato dalle recenti vicende giudiziarie, che vedono il coinvolgimento di tutte le imprese indagate che hanno operato nella realizzazione dell’autostrada A/31 ’Valdastico Sud”, che collega Vicenza a Rovigo». Senza contare, poi, le difficoltà nel controllo delle discari­che per i rifiuti speciali e il caso delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) trovate nelle acque tra Vicenza, Padova e Verona e derivate da scarichi abusivi. Una situazione, dunque, grave e pericolosa, sia per l’ambiente, sia soprattutto per la salute dei cittadini.