Articolo Pubblicato il 7 ottobre, 2016 alle 9:56.

Guida e cellulare non vanno ovviamente d’accordo, perché l’uso del telefonino mette in pericolo la propria e l’altrui incolumità, oltre al rischio di vedersi comminare una sanzione per il proprio comportamento contrario alle norme del Codice della Strada.

L’Istat ha stimato che, tra i comportamenti errati più frequenti e sanzionati, vi è proprio l’uso del cellulare alla guida, senza utilizzo di supporti come viva voce e auricolari bluetooth: questo provoca più distrazioni e aumenta il rischio e la frequenza di incidenti stradali.

Nel giro di un quinquennio si sono raggiunte le cinquemila multe per uso pericoloso del telefonino alla guida: chiunque viola tale disposizione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 160 a 646 euro. Inoltre, si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio. 

Di più, secondo le rilevazioni di Polizia di Stato e Carabinieri, lo smartphone che distrae chi guida, nel 2015,  ha causato 48.524 infrazioni al CdS, il 20,9% in più rispetto all’anno precedente; ancora, gli incidenti mortali sono passati dai 1.587 del 2014 a 1.627 nel 2015, il 2,5% in più, provocando 1.752 vittime.

Poiché il fenomeno è in rialzo e non accenna a diminuire, le forze dell’ordine hanno ben pensato di reagire con le maniere “forti”, arrivando anche al sequestro del bene tecnologico utilizzato durante la marcia, misura già in atto in altri paesi europei come Svizzera e Germania.

Il primo caso di sequestro del cellulare per uso in auto in Italia si è verificato a Torino pochi giorni fa ed è scattato a carico di un conducente coinvolto in un sinistro. Il nucleo di investigazione scientifica della polizia municipale ha provveduto a ritirare e analizzare gli apparecchi tecnologici utilizzati dall’automobilista, al fine di verificare se l’uomo stesse utilizzando il telefono al momento dell’incidente. Basta un’indagine forense degli apparecchi, infatti, per constatare se la persona alla guida fosse “impegnata” a chattare, a parlare al telefono o a scambiarsi dati.