Articolo Pubblicato il 28 agosto, 2017 alle 16:37.

Pfas fuorilegge nei rifiuti interrati presso Miteni

Lo conferma Arpav

Pfas cos’è? La prova scientifica di Arpav conferma che i cumuli di residui chimici e metallici sepolti nell’argine adiacente allo stabilimento Miteni di Trissino, contengono sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) e benzotrìfluoriche (Btf) in concentrazioni largamente superiori ai limiti di legge. L’Arpav, ha analizzato le molecole dei campioni prelevati nel terrapieno giungendo ad esiti identici a quelli evidenziati dagli esami di laboratorio eseguiti autonomamente dall’azienda di Trissino, il cui sito industriale sorge sopra la falda di ricarica più ampia del Veneto.

La circostanza è cruciale: per la prima volta dopo un anno e mezzo di ricerche (e polemiche), l’agenzia regionale di protezione ambientale individua e certifica un inquinamento idrico causandone una superficie contaminata che si estende lungo 150 kmq – dall’Ovest vicentino alla Bassa padovana fino ai lembi del Veronese -, minacciando la salute di oltre 120 mila persone, ora destinatarie di uno screening sanitario di massa che non trova precedenti nella storia del Paese.

Ma i materiali tossici emersi dagli scavi sull’argine del torrente Poscola segnano solo l’inizio: il sospetto è che le decine di sacchi di plastica bianca zeppi di scarti industriali non rappresentino un caso isolato e circoscritto, bensì la spia di altri stock di rifiuti chimici sepolti magari a breve distanza, sotto l’ala esterna dello stabilimento rivolta verso il piccolo corso d’acqua e la collina.

A supportare l’ipotesi è anzitutto una coincidenza temporale: l’attuale versante arginale non corrisponde all’originale, che fu ridotto e avvicinato di qualche metro al torrente per consentire l’ampliamento degli impianti. Era il 1976, datazione certa grazie al rinvenimento dell’autorizzazione rilasciata dal Magistrato alle Acque, e il polo dì Trissino si chiamava Rimar, società di ricerche e produzione fondata da Giannino Marzotto. In seguito, lo stabilimento avrebbe conosciuto vari passaggi di mano: prima la joint venture tra Mitsubishi ed Eni, poi l’azionariato esclusivo del colosso giapponese, infine – a partire dal 2009 – l’avvento dei tedeschi-lussemburghesi di International Chemical Investitors Group che hanno designato al vertice dell’azienda l’attuale amministratore delegato, Antonio Nardone.

Inoltre, ad accentuare l’ipotesi della “pattumiera diffusa” concorrono due fattori assodati. Le modalità di interramento dei fatidici sacchi (sopra le 400 tonnellate di materiali rinvenuti erano state posate le tubature di raffreddamento, a mo’ di coperchio) e l’assenza di tracce inquinanti dal sito dello stabilimento, i cui viali e piazzali sono stati perforati da decine di carotaggi e solcati da una trincea lunga una quarantina di metri, senza esito alcuno.

È un filone, quello dell’accertamento della paternità degli illeciti e delle omissioni, decisivo non solo sul piano penale e civile – obiettivo principale dell’inchiesta condotta dalla Procura di Vicenza -, ma anche ai fini di un’efficace opera di bonifica ambientale che, pur procedendo già da un anno attraverso filtraggi, richiede una delimitazione certa del focolai di contaminazione pena l’insuccesso sul nascere del piano concordato tra Regione Veneto, Agenzia ambientale e Istituto superiore di sanità.

Intanto, a fronte di queste risultante sempre più allarmanti e sempre più schiaccianti nei confronti di Miteni, i cittadini si stanno mobilitando in numero sempre maggiore. Giovedì 24 agosto a Lonigo, uno dei paesi più colpiti, centinaia di residenti dei 21 comuni del Vicentino, del Padovano e del Veronese interessati dall’inquinamento si sono dati appuntamento nell’ufficio postale con 300 raccomandate da inviare tutte alla multinazionale di Trissino, con la richiesta di risarcimento danni. Si tratta, infatti, di persone che hanno valori elevatissimi di Pfas nel sangue, vedi in particolare i ragazzi sottoposti allo screening, ma anche di gente che non può più utilizzare i propri pozzi perché la falda è inquinata o che lamenta il danno esistenziale per la “sindrome da paura” legata alla contaminazione e alle sue possibili conseguenze future sulla salute: aspetto, questo, sottolineato e valorizzato per primo proprio da Studio 3A per i danneggiati che sta assistendo.