Dure polemiche dopo che la commissione Bilancio della Camera, nella notte del 4 dicembre 2018,  ha respinto l’emendamento presentato dalla Vice Presidente della Camera Mara Carfagna per finanziare un fondo di 10 milioni di euro per le famiglie affidatarie dei minori orfani di femminicidio, soprattutto nel caso si tratti di zii, nonni o parenti a cui il minore è stato affidato per rispettare la continuità affettiva, ma che versano in condizioni economiche disagiate o comunque non prospere. Le risorse erano state individuate eliminando spese non produttive, dunque l’emendamento non chiedeva un euro in più ai contribuenti.

La Carfagna si augurava che l’emendamento trovasse quel consenso trasversale che già in passato ha portato il Parlamento a intervenire contro la violenza sulle donne, come accadde per la legge sullo stalking del 2009 e per altre misure. Così non è stato e la Vice Presidente della Camera ha dettato alle agenzie di stampa una nota furibonda, parlando di “bastardata” da parte della maggioranza giallo-verde, rea di non essere riuscita a far spuntare 10 milioni di euro per le famiglie che si prendono cura degli orfani di femminicidio, delle migliaia di bambine e bambini che hanno spesso assistito all’assassinio della madre da parte del padre.

Un’indignazione che si è subito diffusa anche sui social e in rete. Stefania Mattioli di Rebel Network, la cui figlia è stata uccisa e che alleva le nipotine di 4 e 6 anni, ha dichiarato: “La verità è che gli orfani di femminicidio e le famiglie che si occupano di loro sono lasciati soli dallo Stato. Non ci sono ancora gli strumenti burocratici per attingere ai miseri 3 milioni stanziati dal precedente governo e quello attuale sembra molto più impegnato negli slogan che su misure concrete. Quello che so io sulla pelle mia e delle bambine di mia figlia Claudia, vittima di femminicidio, è che con le chiacchiere non si aiuta nessuno”.

In Italia, in 15 anni (dal 2000-2014) ci sono stati 1.600 nuovi casi di orfani che hanno perso la madre perché uccisa dal padre, poi suicida o successivamente detenuto. Ora la cifra è salita portando a 2000 le “vittime collaterali” della violenza maschile prive delle risposte sociali dovute dallo Stato.