Articolo Pubblicato il 10 novembre, 2018 alle 10:08.

Dopo lunghi tira e molla, giovedì 8 novembre 2018 – al termine di un vertice a Palazzo Chigi, presenti i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il Guardasigilli Alfonso Bonafede, e con la decisiva mediazione del premier Conte (in foto, una seduta del consiglio dei Ministri) -, Movimento 5 Stelle e Lega hanno trovato un accordo: si sblocca la prescrizione. La riforma sarà approvata con il Ddl Anticorruzione ma entrerà in vigore nel gennaio 2020.

Nella legge, battezzata “spazzacorrotti” dal suo principale fautore, il Ministro Bonafede, si inseriscono poche righe che rivoluzionano la prescrizione. Sotto due profili. Il primo: il termine di prescrizione decorrerà, come adesso, “per il reato consumato, dal giorno della consumazione e per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole”. Invece, uno dei punti contestati dagli avvocati, “per il reato permanente o continuato“, cioè per i reati ripetuti più volte oppure diversi ma riconducibili “a un medesimo disegno criminoso“, l’orologio della prescrizione partirà “dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione“, cioè dall’ultimo reato commesso.

Ma è il secondo comma quello che fa più discutere: “Il corso della prescrizione rimane sospeso dalla pronuncia della sentenza di primo grado fino alla data di esecutività della sentenza, per tutti i reati“. Un punto imprescindibile per il Guardasigilli, ma su cui molti giuristi sono perplessi, soprattutto perché lo stop vale non solo per chi è condannato, ma anche per chi è assolto.

E infatti la giunta dell’Unione delle Camere Penali, con una delibera approvata sempre l’8 novembre,  ha proclamato l’astensione degli avvocati penalisti dal 20 al 23 novembre prossimo per esprimere la forte contrarietà all’accordo di governo sul processo penale che prevede la riforma della prescrizione e che viene giudicato come una “controriforma autoritaria della giustizia penale”. La prescrizione, asseriscono i penalisti, è un “presidio del principio costituzionale della ragionevole durata del processo”, un elemento equilibratore, soppresso il quale “il tempo dell’accertamento diviene infinito, definitivamente trasformandosi il processo stesso in pena”.

Le critiche dell’UCPI, peraltro, si estendono anche al Ddl Anticorruzione, alla riforma della legittima difesa a del giudizio abbreviato e al decreto Sicurezza.