Articolo Pubblicato il 28 aprile, 2018 alle 19:14.

Una strage silenziosa e infinita . Il 28 aprile di ogni anno vengono ricordate in tutto il mondo le persone che hanno perso la vita a causa dell’amianto, materiale da tempo illegale in Italia, ma utilizzato a lungo nell’edilizia, e non solo, e i cui terribili effetti sulla salute emergono anche dopo decenni dall’esposizione.

Dal primo gennaio 2015 al 31 dicembre 2016, sono stati censiti in Italia 3.700 nuovi casi di mesotelioma, un tumore che, salvo rari casi, presuppone sempre l’esposizione alla “fibra killer”. Questo dato, contenuto nell’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale Amianto, è abbastanza in linea (ma superiore) con i casi di altri Paesi industrializzati, come le tremila diagnosi annue negli Stati Uniti e i 2.500 casi del Regno Unito nel 2015. Sempre secondo l’Osservatorio nazionale, il mesotelioma provoca circa 1.800 morti all’anno, a cui però vanno aggiunti circa 3.500 decessi causati dai “tumori polmonari per amianto”, per un totale che supera le cinquemila vittime all’anno nella sola penisola.

Il mesotelioma, precisa altresì l’Ona, “è di origine professionale per il 90% dei casi per gli uomini e in circa il 50% per le donne e con un’aspettativa di vita che, in media, è di 8 mesi e con un grado di sopravvivenza a 5 anni dal 7% al 12%“. La maggioranza dei casi viene riscontrata nei settori dell’edilizia (il 15,2%), dell’industria metalmeccanica, tessile, cantieristica navale, e della difesa. Nel 2016 80 casi di mesotelioma sono stati diagnosticati nella scuola e altri 650 nelle ferrovie.

L’amianto, o meglio, gli amianti, sono minerali costituiti in fibre molto sottili, particolarmente resistenti al calore e alla combustione. Grazie a queste caratteristiche, l’amianto si diffuse sempre più nella produzione di materiali edilizi, tessuti, componenti automobilistici, fino a raggiungere il picco di produzione nel 1980. Da allora le crescenti prove sulla sua tossicità ne ridussero la fabbricazione, divenuta poi illegale negli anni Novanta in diversi Paesi, fra cui l’Italia. L’eternit, noto come cemento-amianto, è un materiale di copertura composto da questi particolari minerali, ed è stato largamente impiegato per la produzione di tetti nella tipica conformazione ondulata, oltre che in numerose altre applicazioni. Questo materiale, brevettato all’inizio del secolo scorso, trae il suo nome dall’elevata resistenza del materiale (ritenuto, per questo, “eterno”).

Già nel 1943 la Germania riconobbe che l’inalazione delle sottili fibre di questo materiale provocano il cancro ai polmoni e il già citato mesotelioma, disponendo il risarcimento ai lavoratori che ne avevano subito le conseguenze. Tutt’altra storia in Italia, dove l’estrazione, la produzione e la commercializzazione dell’amianto e dei vari prodotti da esso derivati è stata vietata dalla legge 257/27 del marzo 1992: con un enorme ritardo. E per le vittime e i loro familiari ottenere un congruo risarcimento richiede spesso anni di dolorose battaglie, di cui altrettanto spesso i diretti danneggiati non fanno a tempo a vedere la fine.

Ma l’Italia è in forte ritardo anche con le procedure di bonifica e rimozione dell’amianto partite negli anni Novanta. Sui 370mila edifici censiti dalle Regioni dov’è presente questo materiale, solo in 6.869 sono state effettuate le dovute operazioni di bonifica, secondo i dati di un recente rapporto presentato in vista della giornata mondiale. Di queste 370mila strutture, per un totale di quasi 58 milioni di metri quadrati di coperture, 20.296 sono siti industriali, 50.744 sono edifici pubblici, 214.469 sono edifici privati, 65.593 le coperture in cemento amianto e 18.945 altra tipologia di siti. Ma si tratta di un dato abbondantemente sottostimato, perché più di metà delle Regioni non ha ancora completato la procedura di censimento.

Non a caso, nel suo messaggio diffuso in occasione della Giornata, che in Italia è stata celebrata dall’Associazione Familiari Vittime Amianto in una località simbolo della lotta contro l’eternit, Casale Monferrato, il Presidente della Camera, On. Roberto Fico, ha battuto proprio su bonifiche e prevenzione. “Secondo stime dell’Organizzazione mondiale della salute sono circa centomila le persone che ogni anno muoiono a causa dell’amianto e centoventicinque milioni sono esposte sul luogo di lavoro” ha ricordato Fico. E ha aggiunto: “In Italia, nonostante la messa al bando sin dal 1992 rimangono da bonificare circa 40mila siti; in particolare risultano rimosse circa 500 mila tonnellate di amianto e cioè meno del 2% del totale. Ne consegue che le esposizioni persistono, con un bilancio di circa 5 mila decessi ogni anno, e con un picco previsto per il 2020. Sono queste le cifre dell’Osservatorio nazionale amianto che svolge un lavoro prezioso, così come l’ associazione famigliari vittime amianto“. Per il presidente sono “dati inaccettabili che richiamano tutti – istituzioni, politica, imprenditori, società civile – a mantenere alta e costante l’attenzione verso quella che continua a rappresentare una vera e propria emergenza collettiva”. 

Dure anche le parole di Anna Maria Virgili, presidente del Comitato Esposti Amianto Lazio, che ha denunciato a sua volta “una strage compiuta a danno di una moltitudine di lavoratori considerati merce per garantire il profitto di pochi. E ancora continuano a morire coloro che sono stati esposti in passato, perché le malattie asbesto-correlate hanno periodi di latenza assai lunghi“. “E’ inaccettabile che a fronte della pericolosità dimostrata e della strage umana causata dall’amianto, vi siano ancora paesi produttori (Russia, Canada, Cina, Brasile….) che lo esportano in Paesi in via di sviluppo (Africa, Asia, America Latina…) dove le forme di protezione sanitaria e sociale sono quasi inesistenti! I singoli governi che hanno già posto divieti si devono attivare per sollecitare il divieto in tutto il mondo! L’Europa non aspetti il 2025 come dichiarato, per attuare le bonifiche dei territori ma si inizi da subito“. “In Italia – continua Virgili – la legge n. 257/92, pur avendo vietato l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la produzione e la commercializzazione, non ha tuttavia vietato espressamente l’utilizzo dell’amianto né definito un termine alla sua dismissione graduale, così si continuano a respirare le fibre assassine diffuse nell’ambiente e nei luoghi di lavoro e le future generazioni continueranno ad ammalarsi”.

La Virgili sottolinea infine come non si sia intervenuto per porre l’obbligo di bonifica considerando che i manufatti in amianto prodotti trenta o quarant’anni fa sono ormai da considerarsi deteriorati. “Il mancato finanziamento del Piano Nazionale Amianto trova giustificazione nella crisi economica. Riteniamo che la cura delle malattie asbesto-correlate sia un problema che riguarda tutti i Paesi europei e dunque dovrebbe trovare adeguato sostegno finanziario presso l’U.E. e coinvolgere strategicamente scienziati e ricercatori europei, mentre i siti contaminati nel nostro paese riguardano l’Italia e si dovrebbero completare censimenti e bonifiche in tutto il territorio e in tutti i luoghi di lavoro anche con il finanziamento da parte di coloro che hanno inquinato, fatto ammalare e morire lavoratori innocenti e cittadini ignari“.