Articolo Pubblicato il 17 maggio, 2017.

Vogliono capire quali conseguenze alla loro salute abbia causato la nube tossica, chiedono di sapere la verità e, soprattutto, di avere giustizia.

Martedì 16 maggio circa duecento residenti esposti all’incendio scoppiato il 5 maggio alla Eco X di Pomezia si sono riuniti per fare il punto della situazione e per decidere come muoversi. Il picco dell’emergenza è rientrato, ma a due settimane dal tremendo rogo che ha ha devastato e distrutto la ditta specializzata nel trattamento di rifiuti – nei cui due capannoni andati distrutti vi era anche (nelle coperture) la presenza di amianto -, sono ancora troppe le domande senza risposta, troppi i segnali contrastanti, le notizie che si sono sovrapposte e smentite una sull’altra: c’è poca chiarezza e tanta preoccupazione tra la gente.

Al di là delle rassicurazioni fornite dalle varie autorità, Ministro della Salute Lorenzin in testa, infatti, resta un fatto incontrovertibile certificato dall’Arpa Lazio, e cioè che l’incendio ha sprigionato in aria sostanze tossiche a livelli altissimi. Il 5 e il 6 maggio le rilevazioni davano una percentuale di concentrazione di diossine e furani, elementi considerati cancerogeni, di 77,5 picogrammi per metro cubo, contro il limite di 0,1 picogrammi per metro cubo indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come riferimento normale per gli ambienti urbani: dunque, 700 volte oltre la soglia di rischio. La concentrazione di benzopirene, l’unico idrocarburo policiclico aromatico normato, è invece risultata di 9,1 nanogrammi per metro cubo, superiore al valore limite annuale pari a 1 nanogrammo per metro cubo. Per non parlare delle polveri sottili. Dal 5 all’8 maggio, dal giorno dell’incendio al lunedì successivo, i valori di PM10 sono stati di molto superiori ai limiti, con un picco di ben 7,5 volte superiore al massimo consentito (373 μg/m3, contro 50) nella giornata di domenica.

“Cos’abbiamo respirato?” si domandano sempre più preoccupati i cittadini. “Che danni alla salute abbiamo riportato? Quali rischi corriamo mangiando gli ortaggi raccolti nei campi o acquistati al mercato oppure bevendo l’acqua o il latte?”, visto che anche gli animali sono stati esposti alle emissioni nocive.

I residenti intendono andare fino in fondo per conoscere tutta la verità sulla “bomba ecologica” che si è innescata, vogliono costituirsi parte civile in ragione dei gravi danni subiti, compresi quelli esistenziali perché l’evento, al di là degli aspetti sanitari, sta ingenerando in loro un profondo stato di angoscia e patema d’animo. E hanno chiesto apporto e sostegno a degli esperti: a raccogliere la loro richiesta di aiuto c’erano i consulenti di Studio 3A Riccardo Vizzi e Angelo Novelli.