Hai bisogno di aiuto?
Skip to main content

La diagnosi tardiva rappresenta una delle ipotesi più frequenti di responsabilità sanitaria e può avere conseguenze gravissime sulla salute del paziente. Quando una patologia viene individuata in ritardo, il paziente può perdere concrete possibilità di guarigione, subire un aggravamento delle condizioni cliniche o affrontare terapie più invasive. In questi casi è possibile richiedere il risarcimento dei danni per diagnosi tardiva, a determinate condizioni previste dalla legge e chiarite dalla giurisprudenza.

In questo articolo analizziamo in modo chiaro e completo quando la diagnosi tardiva dà diritto al risarcimento, quali danni sono risarcibili, quali norme si applicano e cosa dicono le principali sentenze in materia.

Cos’è la diagnosi tardiva in ambito medico-legale

Si parla di diagnosi tardiva quando il medico o la struttura sanitaria individuano una patologia oltre il tempo in cui, secondo le regole della scienza medica e le buone pratiche cliniche, essa avrebbe dovuto essere riconosciuta.

Il ritardo diagnostico può dipendere, ad esempio, da:

  • mancata prescrizione di esami necessari;
  • errata interpretazione dei sintomi;
  • omissione di approfondimenti diagnostici;
  • sottovalutazione di segnali clinici rilevanti;
  • ritardi organizzativi della struttura sanitaria.

La diagnosi tardiva è particolarmente rilevante in ambiti come oncologia, cardiologia, neurologia e nelle patologie tempo-dipendenti.

 

Diagnosi tardiva ed errore medico: quando nasce la responsabilità

Non ogni diagnosi tardiva comporta automaticamente un errore medico risarcibile. Affinché si configuri la responsabilità sanitaria, devono sussistere alcuni presupposti fondamentali:

  1. Condotta colposa del medico o della struttura (negligenza, imprudenza, imperizia);
  2. Violazione delle linee guida o delle buone pratiche clinico-assistenziali;
  3. Nesso di causalità tra il ritardo diagnostico e il danno subito dal paziente;
  4. Danno effettivo, patrimoniale o non patrimoniale.

La responsabilità può riguardare sia il singolo sanitario sia la struttura sanitaria pubblica o privata.

 

Il nesso di causalità nella diagnosi tardiva

Uno degli aspetti più delicati è la prova del nesso causale. Il paziente deve dimostrare che, se la diagnosi fosse stata tempestiva:

  • avrebbe avuto maggiori probabilità di guarigione;
  • avrebbe evitato un aggravamento della malattia;
  • avrebbe potuto accedere a terapie meno invasive;
  • avrebbe avuto una migliore aspettativa o qualità di vita.

La giurisprudenza ha chiarito che è sufficiente la prova della perdita di chance, ossia la perdita concreta e seria di una possibilità di ottenere un risultato favorevole.

 

La perdita di chance: un danno risarcibile

La perdita di chance è ormai pacificamente riconosciuta come danno autonomamente risarcibile. In ambito di diagnosi tardiva, essa consiste nella perdita di una possibilità apprezzabile di guarigione o di sopravvivenza.

La Corte di Cassazione ha affermato che la chance non è una mera aspettativa astratta, ma una possibilità reale e statisticamente apprezzabile, che deve essere valutata in termini probabilistici.

Il risarcimento viene quantificato in modo proporzionale alla probabilità perduta.

 

Quali danni si possono risarcire

In caso di diagnosi tardiva possono essere riconosciute diverse voci di danno:

Danni non patrimoniali

  • Danno biologico (temporaneo e permanente);
  • Danno morale;
  • Danno esistenziale;
  • danno da perdita di chance.

Danni patrimoniali

  • spese mediche e sanitarie;
  • costi per assistenza e riabilitazione;
  • perdita o riduzione della capacità lavorativa;
  • mancato reddito.

Nei casi più gravi, il risarcimento può essere richiesto anche dai familiari per il danno da perdita del rapporto parentale.

 

Le norme di riferimento

Il risarcimento dei danni da diagnosi tardiva si inserisce nel più ampio ambito della responsabilità sanitaria, disciplinata da norme di diritto civile, penale e da leggi speciali.

Responsabilità civile

Sul piano civilistico, i principali riferimenti normativi sono:

  • Art. 1218 c.c. – Responsabilità contrattuale: applicabile ai rapporti tra paziente e struttura sanitaria (pubblica o privata). La struttura risponde dell’operato dei propri sanitari, salvo prova dell’impossibilità della prestazione per causa a sé non imputabile.
  • Art. 2043 c.c. – Responsabilità extracontrattuale: riguarda il rapporto diretto tra paziente e singolo medico, quando non vi è un vincolo contrattuale diretto.
  • Art. 1223 c.c. – Risarcimento del danno: stabilisce che il risarcimento deve comprendere la perdita subita e il mancato guadagno, purché conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento o del fatto illecito.

Un ruolo centrale è svolto dalla Legge n. 24/2017 (Legge Gelli-Bianco), che ha riformato la responsabilità sanitaria, distinguendo nettamente la posizione della struttura da quella del sanitario e rafforzando la tutela del paziente. La legge prevede:

  • l’obbligo per le strutture sanitarie di dotarsi di copertura assicurativa;
  • il riferimento alle linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali come parametro di valutazione della condotta medica;
  • un regime probatorio più favorevole al paziente nei confronti della struttura.

Responsabilità penale

Sul piano penale rileva l’art. 590-sexies c.p., che disciplina la responsabilità dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesioni personali colpose. La norma esclude la punibilità del medico che abbia rispettato le linee guida, salvo i casi di colpa grave.

Profili processuali

Nei giudizi di responsabilità sanitaria è spesso necessaria una consulenza tecnica d’ufficio (CTU), che assume un ruolo determinante nell’accertamento del nesso causale tra diagnosi tardiva e danno lamentato dal paziente.

 

Le principali sentenze sulla diagnosi tardiva

La Corte di Cassazione si è più volte pronunciata in tema di diagnosi tardiva, affermando principi fondamentali:

  • la diagnosi tardiva è fonte di responsabilità se ha inciso negativamente sull’evoluzione della malattia;
  • il paziente deve provare, anche tramite consulenza medico-legale, il nesso causale;
  • la perdita di chance è risarcibile anche se non vi è certezza del diverso esito finale.

Tra le pronunce più significative si ricordano le sentenze che hanno riconosciuto il risarcimento anche in assenza di certezza assoluta sulla guarigione, valorizzando il criterio del “più probabile che non”.

 

Come dimostrare una diagnosi tardiva

Per ottenere il risarcimento è fondamentale:

  • acquisire tutta la documentazione sanitaria;
  • sottoporre il caso a una valutazione medico-legale;
  • ricostruire correttamente la tempistica degli eventi clinici;
  • dimostrare l’impatto concreto del ritardo sulla salute.

Spesso è necessario l’intervento di professionisti specializzati in responsabilità sanitaria.

Il risarcimento danni per diagnosi tardiva rappresenta una tutela fondamentale per il paziente quando il ritardo nell’individuazione di una patologia ha inciso negativamente sulle possibilità di cura, di guarigione o sulla qualità della vita. La normativa vigente e l’orientamento consolidato della giurisprudenza riconoscono il diritto al risarcimento anche nei casi in cui il danno consista nella perdita di una concreta chance terapeutica.

Tuttavia, si tratta di una materia complessa, che richiede una valutazione attenta sia sotto il profilo medico-legale sia sotto quello giuridico. Ogni caso è diverso e deve essere analizzato in modo personalizzato, ricostruendo correttamente la tempistica degli eventi clinici e l’impatto del ritardo diagnostico.

In questo percorso, Studio3A può rappresentare un valido punto di riferimento per il paziente e per i familiari. Grazie all’esperienza maturata nel settore della responsabilità sanitaria e al supporto di consulenti medico-legali qualificati, Studio3A assiste il danneggiato nell’analisi del caso, nella raccolta della documentazione sanitaria e nella valutazione della sussistenza dei presupposti per il risarcimento.

Un supporto professionale sin dalle prime fasi consente di tutelare efficacemente i propri diritti e di affrontare con maggiore consapevolezza un percorso spesso delicato e complesso.

Articolo informativo a fini divulgativi. Per la valutazione di un caso concreto è sempre consigliabile rivolgersi a professionisti qualificati in ambito medico-legale e giuridico.

Scritto da:

alt-placeholder

Emanuele Musollini

Vedi profilo →

Categoria:

Malasanità

Condividi

Affidati a
Studio3A

Nessun anticipo spese, pagamento solo a risarcimento avvenuto.

Contattaci

Articoli correlati


Skip to content