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La perdita di una persona cara all’interno di una struttura sanitaria rappresenta uno dei traumi più profondi che una famiglia possa affrontare. Al dolore si aggiungono spesso dubbi, silenzi e risposte poco chiare, che lasciano i congiunti in una condizione di smarrimento.
Quando emerge il sospetto che il decesso non sia stato inevitabile, ma riconducibile a errori medici, ritardi diagnostici o carenze organizzative, diventa fondamentale trasformare il dolore in un’azione consapevole e informata.

In questo approfondimento analizziamo il quadro normativo attuale, i principali orientamenti della Corte di Cassazione e le procedure medico-legali essenziali per accertare la verità e ottenere un eventuale risarcimento nei casi di sospetta malasanità.

Il quadro normativo: dalla Legge Balduzzi alla Legge Gelli-Bianco

Oggi la responsabilità sanitaria è regolata dalla Legge n. 24/2017, nota come Legge Gelli-Bianco, che ha ridefinito in modo chiaro i profili di responsabilità penale e civile in ambito medico-sanitario.

Per i familiari che intendono agire in sede civile, l’aspetto centrale è la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria (art. 1218 c.c.). In base al cosiddetto contratto di spedalità, l’ospedale o la clinica rispondono direttamente dell’operato di medici, infermieri e personale ausiliario, anche se liberi professionisti.

Aspetto cruciale per i tempi di azione

  • Azione contro la struttura sanitaria: prescrizione 10 anni
  • Azione contro il singolo medico (responsabilità extracontrattuale): prescrizione 5 anni

Nonostante i termini ampi, intervenire subito è essenziale per evitare la dispersione di prove, documenti clinici e testimonianze.

 

L’onere della prova e il nesso di causalità

Nei casi di morte in ospedale, l’elemento più complesso da dimostrare è il nesso di causalità tra la condotta sanitaria e il decesso.

Non è sufficiente provare che vi sia stato un errore: occorre dimostrare che quell’errore abbia inciso in modo determinante sull’esito finale.

La Corte di Cassazione ha chiarito che, in ambito civile, vale il criterio della “prevalenza del probabile sul possibile” (“più probabile che non”).
In concreto, la responsabilità sussiste quando risulta più probabile che, con una condotta corretta, il paziente avrebbe avuto maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto all’ipotesi di un decesso comunque inevitabile.

Il danno da perdita di chance

In molti casi – soprattutto nei ritardi diagnostici oncologici – non è possibile affermare con certezza che il paziente sarebbe guarito. Tuttavia, è spesso dimostrabile che l’errore medico abbia ridotto in modo significativo le sue possibilità di vivere più a lungo o con una migliore qualità di vita.

In queste situazioni si configura il danno da perdita di chance, una voce di danno autonoma e risarcibile, oggi ampiamente riconosciuta dalla giurisprudenza.

Il danno da perdita di chance consiste nella perdita concreta e apprezzabile di una possibilità di guarigione, di sopravvivenza o di un migliore esito clinico causata da un errore medico. È risarcibile anche quando non si può dimostrare che il paziente si sarebbe certamente salvato, purché la chance perduta fosse reale e non meramente ipotetica.

 

Le sentenze della Cassazione più rilevanti

Negli ultimi anni la Suprema Corte ha consolidato orientamenti fondamentali a tutela dei familiari:

  • Consenso informato (Cass. n. 28985/2019)
    Anche in presenza di un intervento tecnicamente corretto, la mancanza di un consenso informato completo e comprensibile costituisce una violazione del diritto all’autodeterminazione. In caso di decesso, può dar luogo a risarcimento.
  • Infezioni ospedaliere
    La struttura sanitaria è responsabile se non dimostra di aver adottato tutti i protocolli di prevenzione e sterilizzazione previsti dalle linee guida e dalle buone pratiche cliniche. L’onere della prova ricade sull’ospedale.
  • Ritardo diagnostico e perdita di chance (Cass. civ., n. 5641/2018)
    Il ritardo nella diagnosi costituisce fonte di responsabilità quando comporta una riduzione apprezzabile delle possibilità di sopravvivenza o di guarigione del paziente, anche se non è dimostrabile con certezza che un intervento tempestivo avrebbe evitato il decesso.
  • Cartella clinica incompleta o irregolare (Cass. civ., n. 28991/2019)
    La tenuta incompleta o imprecisa della cartella clinica genera una presunzione a carico della struttura sanitaria, potendo agevolare l’accertamento del nesso causale tra condotta sanitaria ed evento dannoso.
  • Responsabilità organizzativa della struttura (Cass. civ., n. 18392/2017)
    L’ospedale risponde non solo per gli errori del singolo sanitario, ma anche per carenze strutturali, organizzative e di personale che abbiano inciso negativamente sull’assistenza al paziente.
  • Danno parentale e legame affettivo (Cass. civ., n. 21230/2016)
    Il danno parentale spetta a tutti i congiunti che dimostrino l’esistenza di un legame affettivo stabile e significativo con la vittima, anche in assenza di convivenza.

Focus operativo: cosa fare subito in caso di morte sospetta in ospedale

Le prime ore dopo il decesso sono decisive. Agire con lucidità può fare la differenza. Per un approfondimento dettagliato, ti consigliamo il nostro articolo dedicato a come comportarsi in caso di morte sospetta in ospedale.

 

Consigli pratici per i familiari nel post-decesso

Nei casi di morte sospetta in ospedale, le decisioni prese nelle prime ore e nei giorni immediatamente successivi possono incidere in modo determinante sulla possibilità di accertare eventuali responsabilità. Oltre a richiedere copia integrale della cartella clinica (comprensiva di referti, tracciati, esami strumentali e fogli di terapia), è consigliabile:

  • Non firmare liberatorie, rinunce o moduli generici
    Alcune strutture propongono accordi immediati o documenti che, pur apparendo innocui, possono contenere clausole limitative dei diritti futuri. È fondamentale non sottoscrivere nulla senza il parere di un consulente medico-legale o legale di fiducia.
  • Richiedere immediatamente la conservazione del corpo e dei campioni biologici
    È opportuno chiedere che la salma non venga cremata e che eventuali campioni (sangue, tessuti, organi) vengano conservati, poiché potrebbero risultare decisivi per successive analisi medico-legali.
  • Annotare nominativi, ruoli e turni del personale sanitario
    Prendere nota dei medici, infermieri e operatori presenti nelle ore precedenti al decesso, così come degli orari dei controlli e delle terapie somministrate. Queste informazioni possono rivelarsi essenziali in fase di accertamento.
  • Documentare anomalie e disfunzioni organizzative
    Ritardi negli interventi, mancanza di personale, apparecchiature non funzionanti, condizioni igienico-sanitarie inadeguate: ogni circostanza va annotata con precisione, indicando date e orari. Se possibile, è utile raccogliere prove fotografiche nel rispetto della privacy.
  • Opporsi a un riscontro diagnostico esclusivamente interno
    In caso di autopsia disposta dalla struttura, i familiari hanno diritto a chiedere che venga eseguita da un istituto di medicina legale terzo o a nominare un proprio consulente tecnico che assista alle operazioni.
  • Valutare tempestivamente l’autopsia giudiziaria
    Quando sussistono dubbi concreti sulle cause della morte, è fondamentale rivolgersi rapidamente a professionisti esperti per valutare l’opportunità di presentare un esposto alla Procura, al fine di attivare accertamenti irripetibili.
  • Evitare contatti diretti con assicurazioni o legali della struttura
    Le compagnie assicurative possono contattare i familiari in tempi molto rapidi. Ogni comunicazione dovrebbe essere gestita tramite un legale esperto in responsabilità sanitaria.
  • Affidarsi subito a una consulenza medico-legale indipendente
    Un’analisi preliminare della documentazione clinica consente di comprendere se esistano elementi di colpa medica e di impostare correttamente la strategia, evitando iniziative inutili o dannose.

Questo approccio prudente e strutturato consente ai familiari di tutelare i propri diritti, preservare le prove e affrontare con maggiore consapevolezza un percorso che, oltre al dolore umano, presenta elevata complessità tecnica e giuridica.

 

Il risarcimento del danno parentale

Il danno parentale è il pregiudizio non patrimoniale subito dai familiari di una persona deceduta a causa di un fatto illecito, come un errore medico. Consiste nella sofferenza interiore e nello sconvolgimento della vita familiare derivanti dalla perdita del rapporto affettivo, ed è risarcibile indipendentemente da danni economici, in base all’intensità del legame e alle circostanze concrete del caso.

Il risarcimento per la perdita di un congiunto viene determinato facendo riferimento alle Tabelle di Milano o di Roma, considerate lo standard nazionale.

I criteri principali includono:

  • grado di parentela;
  • età della vittima e dei superstiti;
  • convivenza;
  • intensità e stabilità del legame affettivo;
  • composizione del nucleo familiare.

Il risarcimento del danno parentale può essere richiesto dai familiari più stretti della vittima (coniuge, figli, genitori, fratelli), nonché da altri congiunti o soggetti legati da un rapporto affettivo stabile e significativo, anche in assenza di convivenza. È necessario dimostrare l’effettività e l’intensità del legame con la persona deceduta.

La giurisprudenza richiede la prova dell’effettiva incidenza della perdita sulla vita del superstite, valutando elementi come la frequenza dei rapporti, il supporto reciproco e il ruolo svolto all’interno del nucleo familiare.

 

Perché non affrontare tutto da soli

In questi casi la controparte non è solo il singolo medico, ma strutture sanitarie e compagnie assicurative altamente organizzate.
Per questo motivo, la verità clinica deve precedere quella legale: senza una perizia medico-legale solida e indipendente, non può esserci giustizia.

Studio3A mette a disposizione un team multidisciplinare di medici legali, specialisti e avvocati, per accompagnare i familiari in ogni fase dell’accertamento.

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Non lasciare che il tempo cancelli le prove. I nostri esperti sono a disposizione per una valutazione gratuita della cartella clinica e per guidarti con competenza e trasparenza nel percorso di ricerca della verità.

Scritto da:

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Emanuele Musollini

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Categoria:

Malasanità

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