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Contagi in calo anche sul lavoro, ma l’allarme Covid non è ancora rientrato. Il 24 settembre 2021 l’Inail ha pubblicato il 19. Report specifico dall’inizio della pandemia con i numeri dei mesi di luglio e agosto 2021. Il primo dato sottolineato dall’istituto è che tra gennaio e agosto di quest’anno i contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail sono diminuiti del 40% rispetto allo stesso periodo di riferimento del 2020.

Con i risultati degli ultimi due mesi, dall’inizio dell’emergenza al 31 agosto 2021, le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto sono state ben 179.992, una enormità, pari a quasi un quinto del totale delle denunce di infortunio pervenute da gennaio 2020 e al 4,0% del totale dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data.

 

In luglio e agosto 2021 quasi 1.500 contagi sul lavoro, il totale arriva a 180mila

Rispetto alle 176.925 denunce rilevate dal monitoraggio precedente del 30 giugno, i casi in più sono 3.067 (+1,7%), di cui 820 riferiti ad agosto e 641 a luglio 2021, mentre gli altri 1.606 riguardano per il 65% gli altri mesi del 2021 e il restante 35% il 2020. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni precedenti.

Il 2020, con 147.715 infezioni totali denunciate, raccoglie l’82% degli infortuni da Covid-19 pervenuti da inizio pandemia, con i mesi di novembre (40.359 denunce) e marzo (28.646) ai primi due posti per numero di casi. Il 2021, con 32.277 contagi denunciati in otto mesi, al momento pesa invece per il restante 18%. Da febbraio di quest’anno il fenomeno è in significativa discesa, ma va segnalato che rispetto a giugno, i cui 228 casi rappresentano il minor numero di contagi registrati dal 2020, in luglio e agosto si è registrato un incremento.

Rispetto al monitoraggio precedente i decessi sono 65 in più, per un totale di 747

Le morti sul lavoro da Covid-19 denunciate all’Inail dall’inizio della pandemia sono 747, circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail da gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,6% rispetto al complesso dei deceduti nazionali comunicati dall’Iss alla stessa data.

Rispetto ai 682 casi rilevati dal monitoraggio del 30 giugno 2021, i decessi sono 65 in più, di cui però tre avvenuti a luglio e due ad agosto, mentre i restanti 60 casi sono riconducibili ai mesi precedenti (45 avvenuti nel 2021 e 15 nel 2020). Il 2020, con 548 decessi da Covid-19, raccoglie il 73,4% di tutti i casi mortali da contagio sul lavoro pervenuti fino al 31 agosto 2021, con il mese di aprile al primo posto per numero di deceduti (194), seguito da marzo (139). Il 2021, con 199 decessi nei primi otto mesi, al momento pesa invece per il 26,6% sul totale delle infezioni di origine professionale con esito mortale.

 

Milano, Torino e Roma le province più colpite, ma negli ultimi due mesi tanti casi nelle Isole

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 42,7% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 25,3%), del 24,6% nel Nord-Est (Veneto 10,6%), del 15,2% al Centro (Lazio 6,7%), del 12,7% al Sud (Campania 5,8%) e del 4,8% nelle Isole (Sicilia 3,2%).

Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono quelle di Milano (9,6%), Torino (7,0%), Roma (5,3%), Napoli (3,9%), Brescia, Verona e Varese (2,5% ciascuna), e Genova (2,4%). Roma è la provincia che registra il maggior numero di contagi professionali accaduti nel solo mese di agosto, seguita da Palermo, Torino, Milano, Cagliari, Siracusa, Genova, Firenze, Livorno e Imperia. Le province che registrano i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di giugno – non (solo) per contagi avvenuti nel mese di agosto ma per il consolidamento dei dati in mesi precedenti – sono però quelle di Caltanissetta (+13,3%), Vibo Valentia (+12,9%), Agrigento (+10,5%), Oristano (+8,4%), Siracusa (+7,7%), Cagliari (+6,9%) e Crotone (+6,6%).

La Capitale si conferma al primo posto per numero di decessi

Prendendo in considerazione solo i decessi, la quota del Nord-Ovest sul totale scende al 37,2% (prima la Lombardia con il 25,6%), mentre il Sud, con il 25,5% dei casi mortali denunciati, contro il 12,7% riscontrato sul complesso delle denunce, precede il Centro (17,9%), il Nord-Est (12,7% rispetto al 24,6% delle denunce totali) e le Isole (6,7%). Le province con più decessi da inizio della pandemia sono Roma (7,9%), Napoli (7,4%), Milano (6,8%), Bergamo (6,7%), Brescia (4,1%), Torino (4,0%), Cremona (2,5%), Genova (2,4%), Bari e Caserta (2,3% ciascuna), Palermo e Parma (2,1% ciascuna).

Quasi 7 denunce su dieci sono di donne, ma più di 8 vittime su dieci sono uomini

La maggioranza dei casi mortali riguarda gli uomini (83,1%) e i lavoratori nelle fasce di età 50-64 anni (71,5%), over 64 anni (18,9%) e 35-49 anni (8,9%), mentre tra gli under 35 si registra solo lo 0,7% dei morti. Allargando l’analisi a tutti i contagi sul lavoro da Covid-19, il rapporto tra i generi si inverte. La quota femminile sul totale delle denunce, infatti, è pari al 68,5%. Il numero delle lavoratrici contagiate supera quello dei lavoratori in tutte le regioni, a eccezione della Calabria, della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle donne sul complesso delle infezioni di origine professionale è, rispettivamente, del 47,9%, del 46,1% e del 44,3%.

 

L’età media è di 46 anni e sale a 58 e mezzo per i deceduti

L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per i contagiati di entrambi i sessi e 58 e mezzo per i deceduti (57 per le donne, 59 per gli uomini). Il 42,5% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (36,6%), under 35 anni (18,9%) e over 64 anni (2,0%). L’86,4% delle denunce riguarda lavoratori italiani, il restante 13,6% stranieri, concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 20,9% dei contagiati stranieri), peruviani (12,7%), albanesi (8,1%), moldavi (4,6%) ed ecuadoriani (4,1%). Più di nove morti su 10 sono italiani (90,6%), mentre la comunità straniera con più decessi denunciati è quella peruviana (con il 15,7% dei casi mortali dei lavoratori stranieri), seguita da quelle albanese (12,9%) e rumena (8,6%).

Circa tremila contagiati tra insegnanti, professori e ricercatori

La stragrande maggioranza dei contagi e dei decessi (rispettivamente 96,9% e 88%) riguarda l’Industria e servizi, con i restanti casi distribuiti nelle gestioni assicurative per Conto dello Stato (amministrazioni centrali dello Stato, scuole e università statali), Agricoltura e Navigazione. Sono circa tremila, in particolare, le infezioni di origine professionale di insegnanti, professori e ricercatori di scuole di ogni ordine e grado e di università statali e private, riconducibili sia alla gestione dei dipendenti del Conto dello Stato sia al settore Istruzione della gestione Industria e servizi.

 

La distribuzione dei casi per settore produttivo: il più colpito la Sanità

Il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – è sempre al primo posto tra le attività produttive con il 65,2% delle denunce e il 22,8% dei casi mortali codificati, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), con il 9,2% dei contagi e il 10,2% dei casi mortali.

Gli altri settori più colpiti sono il noleggio e servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il trasporto e magazzinaggio, secondo per numero di decessi con il 13,0% del totale, il manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), al terzo posto per casi mortali denunciati con l’11,9%, le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, le altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…), e le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale).

In luglio e agosto segnali di ripresa del fenomeno in ambito sanitario

Rispetto al 2020, però, nei primi otto mesi del 2021 si riscontrano alcune differenze nell’evoluzione dei contagi in vari settori produttivi. La sanità e assistenza sociale, fatta eccezione per i poco più di settemila casi del mese di gennaio, ha mostrato un numero di infezioni da Covid-19 di origine professionale in costante discesa, registrando nel mese di giugno il suo livello più basso, con una sessantina di casi (erano 400 a giugno 2020). In questo settore, tuttavia, nei mesi di luglio e agosto si osservano segnali di ripresa del fenomeno. Altri comparti produttivi hanno registrato nello stesso periodo, e soprattutto nei mesi estivi, incidenze di contagi professionali in crescita rispetto allo scorso anno. È il caso, per esempio, di trasporto e magazzinaggio, alberghi e ristoranti e commercio.

 

Un morto su 10 tra gli impiegati amministrativi

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia come oltre un quarto dei decessi (26,4%) riguardi il personale sanitario e socio-assistenziale. La categoria dei tecnici della salute, in particolare, è quella più coinvolta dai contagi, con il 37,4% delle denunce complessive, l’82,6% delle quali relative a infermieri, e il 9,8% dei casi mortali codificati (il 66,7% infermieri). Seguono gli operatori socio-sanitari con il 18,3% delle denunce (e il 4,0% dei decessi), i medici con l’8,5% (e il 5,2% dei decessi), gli operatori socio-assistenziali con il 6,9% (e il 2,5% dei decessi) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,7% (e il 3,3% dei decessi).

Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, gli impiegati amministrativi, con il 4,6% delle denunce e il 10,3% dei casi mortali, gli addetti ai servizi di pulizia, i conduttori di veicoli, con solo l’1,3% dei contagi ma ben il 7,8% dei decessi, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia e gli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta.

Con il ritorno alle attività aumentata l’incidenza di alcune professioni

Anche rispetto alla professione dell’infortunato si osserva in generale un calo significativo delle denunce a partire dal febbraio 2021, con incidenze in riduzione per alcune categorie, tra le quali le professioni sanitarie, che però nei mesi di luglio e agosto mostrano segnali di ripresa. Altre professioni, con il ritorno alle attività, hanno visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio rispetto allo scorso anno, come per esempio gli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali e gli impiegati addetti al controllo di documenti.

Scritto da:

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Dott. Nicola De Rossi

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Categoria:

Blog Infortuni sul Lavoro

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