Articolo Pubblicato il 8 settembre, 2018 alle 5:58.

Sono ben venti i nomi iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi, a Genova. Non solo. La Procura genovese il 7 settembre 2018 ha convocato anche l’incidente probatorio, strumento fondamentale per far luce sulla tragedia ed evitare di prolungare ulteriormente i tempi per la demolizione di quanto resta del ponte, ad oggi sotto sequestro per preservare prove ed elementi indispensabili per ricostruire quanto accaduto.

 

Con l’incidente probatorio, infatti, la Procura potrà assumere gli elementi di prova relativi ai monconi superstiti del ponte prima dell’inizio di quello che – è ormai scontato – sarà uno dei processi più lunghi e complessi della storia di Genova, se non dell’Italia intera: una volta portata a termine la procedura, sarà possibile procedere con il dissequestro e avviare la demolizione, mentre le prove, già acquisite, potranno essere presentate direttamente nel corso del processo.

 

La palla adesso passa dunque al giudice per le indagini preliminari che, una volta accolta la richiesta, comunicherà la data dell’incidente probatorio a tutte le parti in causa, e cioè indagati e rispettivi avvocati, familiari delle vittime e feriti, che si costituiranno parte offesa: ad ora ci sono 43 parti offese come vittime e altre 16 persone che hanno riportato gravi lesioni.

 

I tempi saranno giocoforza rapidi. La stessa Procura, nella richiesta di convocazione dell’incidente probatorio, ha sottolineato l’urgenza con cui si sta lavorando, visto che «per ragioni di sicurezza e di incolumità pubblica, nonché per le pressanti esigenze di superare l’emergenza, è prossima la decisione da parte del Commissario straordinario (Giovanni Toti, ndr), di avviare la demolizione delle due sezioni di viadotto sopravvissute al crollo».

 

Ma ecco il lungo elenco degli indagati. Per Autostrade per l’Italia, l’amministratore delegato Giovanni Castellucci; Mario Bergamo, il responsabile della manutenzione che, nel 2015, affidò il progetto a Spea, e il successore Michele Donferri Mitelli, arrivato nel 2017;  il direttore centrale operazioni, Paolo Berti; il direttore del tronco di Genova, Stefano Marigliani, e il suo predecessore, Riccardo Rigacci; ancora Paolo Strazzullo, responsabile unico del progetto di “retrofitting”; Fulvio Di Taddeo, responsabile del controllo dei viadotti, e Massimo Meliani, responsabile dei rapporti con i consulenti.

 

Per quanto riguarda il ministero delle Infrastrutture, la Procura ha incluso nella lista Vincenzo Cinelli, responsabile della Direzione generale vigilanza autostradale del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il suo predecessore, Mauro Coletta, i due dirigenti di divisione della vigilanza, Bruno Santoro e Giovanni Proietti, e il capo dell’ufficio ispettivo territoriale Carmine Testa.

 

Tra i funzionari e dirigenti del provveditorato delle opere pubbliche di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, sono indagati il provveditore Roberto Ferrazza, membro della prima commissione d’inchiesta nominata dal ministero stesso, e il dirigente Salvatore Bonaccorso. Ci sono poi i componenti del comitato tecnico che analizzò il progetto di retrofitting del viadotto presentato da Autostrade, e cioè Mario Servetto, Giuseppe Sisca e Antonio Brencich, anche lui membro della prima commissione d’inchiesta, docente universitario del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale dell’Università di Genova.

 

Per Spea, la controllata di Atlantia (gruppo cui fa capo Autostrade) incaricata della manutenzione delle opere, la procura ha indicato (così come inserito nel documento consegnato dalla Guardia di Finanza) i nomi di Massimiliano Giacobbi, responsabile del progetto, e del direttore tecnico, Emanuele De Angelis.

 

Le accuse. La Procura di Genova, nelle persone del procuratore capo Francesco Cozzi, del procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e dei sostituti procuratore Walter Cotugno e Massimo Terrile, indaga per disastro colposo, omicidio colposo stradale plurimo e omicidio colposo plurimo aggravato dal mancato rispetto della normativa anti-infortunistica.