Articolo Pubblicato il 10 giugno, 2016 alle 12:49.

Riparte l’iter del Decreto di legge (Ddl) Concorrenza relativo al risarcimento del danno non patrimoniale per le vittime degli incidenti stradali. La Commissione Industria del Senato ha approvato, senza modifiche, il testo arrivato dalla Camera dei Deputati e si punta a predisporre una tabella unica per tutta Italia, in modo da eliminare le diversità geografiche, che nella realtà non ci sono. Infatti, ad oggi, in mancanza di una normativa specifica, si fa riferimento ormai dai primi anni Duemila alla cosiddetta “Tabella di Milano”, stilata dal Tribunale del capoluogo lombardo e riconosciuta pure dalla Corte di Cassazione.

L’articolo 8 del Ddl lascia un certo margine di discrezionalità al giudice, concedendogli la possibilità di aumentare la somma del risarcimento, purché ci sia il motivato ed equo apprezzamento delle condizioni del danneggiato, fino a al 30 per cento per le macro-lesioni ed entro un margine del 20 per cento per le micro-lesioni.

Ma lo Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, solleva molti dubbi a riguardo, temendo che si faccia il gioco delle società assicurative. Il suo direttore tecnico Andrea Milanesi, con una decennale esperienza come funzionario nella liquidazione dei sinistri in alcune direzioni di compagnie, dove ha gestito danni di alto valore, pone l’accento su alcune questioni. Intanto nel Ddl c’è la proposta di ridurre di molto il valore del punto del danno biologico riconducibile all’incidente stradale nel caso di macro-lesioni, ovvero superiori al 9 per cento d’invalidità. Facciamo un esempio. Oggi una persona a cui dovesse essere malauguratamente amputato un braccio a seguito di un sinistro e che, in rapporto alla sua età, si vedrebbe risarcire 800mila euro, qualora il pressing delle compagnie avesse buon esito alle Camere se ne vedrebbe riconoscere circa 500mila euro.

Questo taglio, inoltre, sarebbe determinato anche dal fatto che le compagnie non si stanno limitando a chiedere l’abbattimento del valore del punto biologico ma hanno anche spinto affinché nella proposta si preveda pure di eliminare il riconoscimento di voci come i danni morale ed esistenziale, conquiste a cui il nostro ordinamento è arrivato dopo anni di illuminata giurisprudenza della suprema Corte di Cassazione. Il risparmio nell’esempio descritto per le assicurazioni sarebbe di circa 300 mila euro ma ogni singola compagnia ha in gestione centinaia di sinistri del genere e, anche ipotizzandone soltanto cento, quei 300 mila euro diventerebbero 30 milioni di euro.

Siamo molto preoccupati – spiega il direttore tecnico di Studio 3A, dott. Milanesi – perché quanto sopra in passato è già avvenuto per le lesioni minori, dall’1 a 9 per cento d’invalidità, per le quali l’inserimento delle cosiddette tabelle ministeriali, rispetto a quanto previsto dal Tribunale di Milano, ha fatto in modo che le compagnie da quasi 15 anni stiano risparmiando milioni e milioni di euro sulle liquidazioni, proprio perché, anche in tale caso, l’abbattimento del valore del punto del danno biologico è stato di circa il 30 per cento. Criterio che, secondo quanto emergerebbe dalla proposta in esame, starebbe per essere nuovamente applicato, ma stavolta sulla pelle di persone tetraplegiche o paralizzate”.

Inoltre, va evidenziato come, qualora la riforma dovesse passare, il vantaggio in termini milioni di euro per le compagnie non riguarderebbe solo quanto da loro liquidato in meno ma anche, e soprattutto, l’enorme risparmio dei cosiddetti passivi di bilancio; infatti, diminuendo il valore delle lesioni che le persone subiscono, diminuirebbero esponenzialmente, per centinaia di milioni di euro, pure gli importi che sono obbligate e mettere a riserva sui sinistri. E che gravano sui loro bilanci.