Articolo Pubblicato il 18 ottobre, 2018 alle 20:10.

Non ha solo causato l’amputazione della mano a una bambina, non è soltanto fuggito senza prestarle soccorso, non ha solo messo in atto ogni stratagemma pur di non farsi individuare: correva anche alla folle velocità di 234 chilometri orari su una Statale! Finalmente la piccola Irina sa chi “ringraziare” per la perdita della manina sinistra e lei e i suoi familiari intravvedono un po’ di giustizia. A più di quindici mesi da quel terribile incidente, il Pubblico Ministero della Procura di Taranto titolare del fascicolo, la dott.ssa Giorgia Villa, concluse le indagini preliminari, ha emesso il decreto di citazione diretta a giudizio a carico del pirata che il 24 giugno 2017, sfrecciando sulla Statale Appia come in un circuito di Formula Uno, ha mandato fuori strada l’auto su cui viaggiava la bambina con la sua famiglia, causandole la pesante menomazione: si tratta di Giuseppe Romano, (oggi) 23 anni, residente ad Altamura. Il processo avrà inizio l’8 gennaio 2019.

L’incidente è successo alle 22.30. Il papà di Irina, un 32enne di origine rumena ma residente da tempo a Ginosa, sulla Statale 7 via Appia, nel comune di Laterza (Taranto) e in direzione di marcia Castellaneta, alla guida di una Opel Tigra (in foto, ciò che ne resta): a bordo c’era tutta la sua famiglia, la moglie e i due figli, un bambino di dieci anni e una figlia di allora cinque anni, Irina. All’improvviso però è spuntata alle sue spalle la sagoma della Mercedes Classe C intestata al padre dell’imputato ma in uso a Giuseppe Romano che, come si legge nel provvedimento del Sostituto procuratore, “procedendo in direzione di marcia Laterza-Castellaneta, giunto alla progressiva chilometrica 604+900 alla velocità di 234 km/h, intraprendeva una manovra di sorpasso dell’autovettura Tigra e, avvedutosi dell’arrivo dall’opposto senso di marcia dell’autovettura Clio condotta da D. G. N., nel tentativo di evitare l’impatto con quest’ultima auto, rientrava nella sua corsia di marcia, urtando dapprima lievemente la Clio sulla fiancata sinistra e tamponando violentemente la Opel Tigra, che usciva fuori strada urtando un muretto a secco posto a destra della carreggiata, ribaltandosi più volte su se stessa e arrestandosi sulla fiancata destra nel terreno incolto”.

Il responsabile, tuttavia, non si è fatto scrupolo dell’incidente provocato né si è curato delle condizioni dei feriti. Ha continuato nella sua folle corsa, urtando di striscio altri veicoli che provenivano nel senso opposto, e si è dileguato. I quattro occupanti della Tigra sono stati trasportati al Pronto Soccorso di Castellaneta: il conducente, la moglie e il figlio più grande hanno rimediato numerosi traumi e contusioni, ma se la sono cavata per miracolo con prognosi non gravi. Irina invece ha riportato, tra l’altro, un trauma cranico con frattura dell’osso temporale e parietale sinistro e l’amputazione totale del polso e della mano sinistra: il piccolo arto, oltre ad esserle stato strappato, è finito schiacciato e i medici non hanno potuto nulla per riattaccarglielo. Data la gravità della situazione, la piccola è stata trasferita nell’ospedale di Bari, dove è rimasta per più giorni in Rianimazione: dopo diversi interventi subiti, è stata dichiarata fuori pericolo e dopo un mese è stata dimessa, ma dovrà convivere per tutta la vita con la pesante menomazione e con la necessità di dover portare una protesi. Irina, che ha appena iniziato le scuole elementari, non è tuttora riuscita a superare il trauma, è chiusa in se stessa, si sente “diversa” rispetto ai coetanei ed à seguita da una psicologa.

Ma il pirata non la farà franca. I carabinieri di Castellaneta, presso i quali il papà della bambina aveva sporto denuncia querela, grazie a una meticolosa e intensa attività investigativa, sono riusciti a risalire all’auto pirata, al suo proprietario e a chi la guidava al momento e nel luogo dell’incidente, nonostante (anche) i tentativi di depistaggio messi in atto dal conducente. La dott.ssa Villa, titolare del procedimento penale aperto all’indomani dell’incidente, ha dunque iscritto Giuseppe Romano nel registro degli indagati e ora, finalmente, ne ha disposto la citazione diretta a giudizio per i reati di lesioni stradali gravissime, “con l’aggravante di aver commesso il fatto ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, di aver cagionato lesioni a più persone e di essersi dato alla fuga”, e per quello di omissione di soccorso “perché, dopo aver cagionato l’incidente stradale con danno alle persone, non ottemperava all’obbligo di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite”. Romano dovrà comparire il prossimo 8 gennaio davanti al tribunale monocratico di Taranto.