Articolo Pubblicato il 3 giugno, 2020 alle 11:30.

La presunzione di pari responsabilità in caso di incidente si può invocare soltanto se tra due o più veicoli vi sia stato effettivamente un urto.

A chiarite il concetto la Corte di Cassazione, che ha definitivamente rigettato le pretese risarcitorie di un motociclista coinvolto in un brutto incidente, con l’ordinanza n. 10011/20 depositata il 28 maggio 2020.

 

Un motociclista per evitare lo scontro con un’auto si frattura un ginocchio

Il centauro asseriva di essere caduto dalla sua moto nel tentativo di evitare l’impatto frontale con un’auto che si era trovato davanti e, a causa della caduta, aveva riportato la frattura di un ginocchio. Il malcapitato aveva quindi citato in causa dinanzi al tribunale di Lucera il conducente del veicolo, oltre al proprietario e alla compagnia di assicurazioni, sostenendo la sua esclusiva responsabilità nell’incidente in quando la vettura si trovava in una zona interdetta alla normale circolazione dei mezzi eccettuati quelli con l’apposito permesso per transitare, detenuto dal motociclista ma non dall’automobilista.

In primo e secondo grado respinta la sua richiesta danni

I giudici, tuttavia, con sentenza del 2013 avevano rigettato la sua domanda, decisione confermata nel 2018 anche dalla Corte d’Appello di Bari, presso la quale il danneggiato aveva appellato il pronunciamento di primo grado.

Secondo la corte territoriale, nel caso specifico non era applicabile il primo comma dell’art. 2054 c.c (“Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”): l’automobilista, a detta dei giudici, non avrebbe potuto intraprendere alcuna manovra di emergenza da poter provare in giudizio, in quanto, secondo la ricostruzione, procedeva a passo d’uomo o era addirittura era fermo.

E La Corte non ha ravvisato gli estremi di una turbativa.

 

Senza urto, niente presunzione di pari responsabilità

Inoltre, per i giudici di seconde cure non era applicabile neanche il secondo comma dello stesso articolo (“Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli”), concernente appunto una presunzione di responsabilità nel caso di scontro tra veicoli, proprio per il fatto che nel caso di specie non vi era stato alcun contatto tra i mezzi.

Anche la Cassazione rigetta il ricorso

Il motociclista, tuttavia, ha proposto ricorso anche per Cassazione lamentando la “violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c. (art. 369, n. 3, c.p.c.)“. Secondo il ricorrente, la Corte di merito avrebbe violato l’articolo in questione nella parte in cui aveva escluso l’applicabilità della presunzione di pari responsabilità. Di fronte all’impossibilità per la Corte di accertare una corretta ricostruzione dell’incidente, essa, secondo il motociclista, avrebbe dovuto attribuire quantomeno una responsabilità paritaria del 50% in capo alle parti, ex art. 2054, II comma, c.c.

Per la Cassazione tuttavia il ricorso è inammissibile, in primis per tardività. Ma anche nel merito la doglianza, spiegano gli Ermellini, sarebbe stata inammissibile, sia perché “si sollecita una rivalutazione della quaestio facti già adeguatamente valutata sia dal Tribunale che dalla Corte territoriale”, sia perché, conclude la Suprema corte, “la sentenza impugnata è pienamente legittima in quanto soddisfa il sufficiente grado motivazionale richiesto dalla Costituzione”.

E in ogni caso, i giudici del Palazzaccio, prima di rigettare il ricorso, ribadiscono che, “non potendosi parlare di scontro tra veicoli, si escludeva comunque la presunzione prevista dall’art. 2054 c.c.”.