Articolo Pubblicato il 14 novembre, 2016 alle 19:03.

Va condannato per omicidio colposo anche l’automobilista che apre in modo improvviso e incauto la portiera della vettura urtando un pedone o un ciclista e causandogli lesioni tali da provocarne la morte.

L’ha stabilito la Corte di Cassazione, quinta sezione penale, nella recente sentenza n. 47094/2016 con cui ha rigettato il ricorso di un uomo condannato, in sede di merito, per omicidio colposo, aggravato dalla violazione della normativa sulla circolazione stradale, per avere causato, mediante l’apertura improvvisa dello sportello della sua auto parcheggiata, la caduta dalla bicicletta di un’anziana, con conseguenti lesioni personali alla malcapitata che ne hanno causato il decesso 50 giorni dopo.

Nessun dubbio, per giudici, che l’incidente abbia cagionato all’anziana donna lesioni gravissime (in particolare, trauma cranico con frattura occipitale, emorragia cerebrale e frattura del perone sinistro) sufficienti per provocarne la morte e sia stato determinato dalla condotta imprudente dell’automobilista.

Inutile per l’uomo lamentare la mancata violazione di una norma cautelare e cercare di incolpare i medici della donna per presunti errori terapeutici. Il giudice di merito, precisa la Cassazione, ha pedissequamente ricostruito la dinamica dell’incidente stradale attraverso dichiarazioni e consulenze disposte dal Pubblico Ministero.

Sulla base delle risultanze processuali, è risultato provato, oltre ogni ragionevole dubbio, che l’incidente che aveva portato al decesso dell’anziana era connesso alla condotta tenuta dall’imputato e che era stato causato dall’apertura dello sportello dell’auto, effettuata in violazione dell’art. 157, comma 7, del Codice della Strada, che fa “divieto a chiunque di aprire le porte di un veicolo, di discendere dallo stesso, nonché di lasciare aperte le porte, senza essersi assicurato che ciò non costituisca pericolo o intralcio per gli altri utenti della strada”.

La vittima, inoltre, secondo quanto dichiarato dalle figlie, aveva sempre attribuito la caduta a tale movimento di apertura dello sportello, e lo stesso imputato, nell’immediatezza del fatto, aveva ammesso questo collegamento firmando un’esplicita dichiarazione, riportata nel C.I.D., in cui affermava: “ho aperto lo sportello (…) e mentre lo stavo chiudendo, perché mi ero accorto della signora dallo specchietto, lei l’ha sfiorato con il pedale ed è caduta a terra”.

Di qui la conferma della condanna decisa in Appello per omicidio colposo, anche se la pena di un anno di reclusione è stata commutata in due anni di libertà vigilata.