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Oggi in Tribunale a Modena importante udienza del processo per la morte bianca dell’operaia di Bastiglia alla Bombonette: sentiti i testimoni della pubblica accusa

Il macchinario funzionava male e Laila temeva per la sua incolumità. Oggi, venerdì 26 maggio 2023, in Tribunale a Modena, sezione penale, avanti il giudice dott.ssa Natalina Pischedda, si è tenuta una rilevante udienza del processo per la tragica morte bianca di Laila El Harim, l’operaia quarantenne di origine marocchina, ma in Italia da oltre vent’anni, residente a Bastiglia (Mo), rimasta incastrata e schiacciata in una fustellatrice alla Bombonette di Camposanto, grossa azienda attiva nel settore packaging, il 3 agosto 2021.

Per l’ennesimo infortunio mortale sul lavoro, che all’epoca ha avuto vasta eco in tutto il Paese (l’allora ministro del Lavoro Andrea Orlando, aveva avviato anche un’indagine ministeriale parallela all’inchiesta dell’autorità giudiziaria), sono stati rinviati a giudizio Fiano Setti, 87 anni, di Camposanto, fondatore e legale rappresentante della ditta nonché datore di lavoro, il nipote Jacopo Setti, 32 anni, di Finale Emilia, in qualità di delegato alla Sicurezza, e la stessa Bombonette srl in quanto soggetto giuridico.

L’ipotesi di reato contestata è l’omicidio colposo in concorso con l’aggravante di essere stato commesso con la violazione delle norme antinfortunistiche. Ai due imprenditori si imputano gravi violazioni: in sintesi, di non aver minimamente considerato il rischio di contatto dei lavoratori con gli organi in movimento durante l’uso delle fustellatrici; di più, per un risparmio sui tempi di lavorazione, e quindi per trarne profitto, di aver fatto installare nel macchinario, al posto della prevista protezione statica fissa, dei “pareggiatori” regolabili manualmente, consentendone così l’avvio anche in presenza di un operatore al suo interno; di non aver fatto seguire alla dipendente il corso di formazione di legge non addestrandola all’utilizzo di quella macchina così pericolosa e di cui lei stessa aveva fatto presente più volte i rischi.

Per tutta la giornata odierna sono stati ascoltati i testimoni dell’accusa, rappresentata dai Pubblici Ministeri dott.ssa Claudia Natalini e dott. Giuseppe Amara, tra cui gli ispettori dello Spisal che hanno condotto le indagini, alcuni colleghi di lavoro e alcuni dei suoi congiunti, in particolare il compagno e la sorella Najoua: la famiglia di origine dell’operaia è assistita dall’avv. Dario Eugeni, del Foro di Bologna, che era presente in aula, e da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

“Laila un paio di settimane prima della tragedia mi ha confidato di essere molto preoccupata per un malfunzionamento elettrico di quella macchina che utilizzava ha detto ai giudici Najoua El Harim, confermando come la vittima avesse a più riprese segnalato i problemi: parole che non potranno non avere il loro peso in un processo dal quale i familiari della quarantenne si aspettano una giustizia esemplare. Come del resto quelle degli ispettori dello Spisal che hanno confermato come il macchinario in questione non avesse le protezioni previste al punto da prescrivere subito ai titolari dell’azienda di inserirle nella fustellatrice “gemella”, che pure ne era priva: prescrizioni a cui l’azienda ha ottemperato.

Il processo è stato aggiornato all’udienza del 31 ottobre, dalle 9, in cui si finiranno di ascoltare i testi della pubblica accusa e si comincerà con quelli della difesa.

Caso seguito da:

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Dott.ssa Sara Donati

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Infortuni sul Lavoro

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