Articolo Pubblicato il 31 dicembre, 2017 alle 15:26.

Se un pedone viene investito da un veicolo, il fatto che egli abbia tenuto un comportamento colposo non è sempre circostanza sufficiente ad affermare la sua esclusiva responsabilità per il sinistro occorso: come ha chiarito la Cassazione con la recente sentenza n. 30388/2017 pubblicata il 19 dicembre, affinché l’investitore sia esonerato dal risponderne è sempre necessario che questi vinca la presunzione di colpa che il primo comma dell’articolo 2054 del Codice Civile pone a suo carico.

L’automobilista, in sostanza, deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, senza che a tal fine rilevi l’anomalia della condotta del pedone. Più precisamente, è necessario che egli provi che quest’ultima non era ragionevolmente prevedibile e di aver adottato tutte le cautele, anche in ordine alla velocità di marcia, che possono considerarsi esigibili in relazione alle circostanze del caso concreto.

Così argomentando, la Cassazione ha invitato la Corte d’appello di Brescia a tornare a pronunciarsi sul triste caso in questione, quello di una bambina investita da un vicino di casa mentre giocava con il proprio triciclo nel cortile condominiale e morta in conseguenza dell’urto.

Nel caso di specie, infatti, i giudici del merito, escludendo in toto la responsabilità dell’investitore, avevano ingiustamente tentato di evitare l’applicazione dell’articolo 2054, primo comma, c.c.. Per la Suprema Corte, invece, un’applicazione corretta della regola dettata da tale norma avrebbe imposto non solo (come fatto) la ricostruzione dell’evento dal punto di vista del comportamento della bambina investita, ma anche l’esame specifico e determinato del profilo delle manovre di emergenza e dell’adeguamento della condotta del conducente alla specifica situazione.

Il giudice dell’appello, in pratica, si era ingiustamente limitato a strutturare giuridicamente la sua cognizione solo su alcuni elementi che a suo avviso dovevano essere attribuiti alla piccola, non considerando, oltre all’elemento negativo, anche l’elemento positivo della condotta del conducente.

La presunzione di responsabilità esclusiva di quest’ultimo, insomma, non è stata superata e la Corte dovrà ora tornare sulla vicenda per un nuovo e più corretto esame di tutti gli elementi rilevanti.