Il tema del risarcimento danni per intervento chirurgico sbagliato o non necessario è di grande attualità e coinvolge ogni anno migliaia di pazienti in Italia. Gli errori in ambito chirurgico rappresentano una delle manifestazioni più gravi della responsabilità sanitaria, poiché incidono direttamente sull’integrità psicofisica della persona, spesso con conseguenze permanenti sulla qualità della vita.
Questo articolo approfondisce in modo completo e aggiornato cosa si intende per intervento chirurgico errato o inutile, quali sono i diritti del paziente, le normative applicabili, le principali sentenze della giurisprudenza italiana e alcuni recenti casi di cronaca, fornendo indicazioni pratiche su come ottenere un risarcimento.
Indice
Quando un intervento chirurgico è sbagliato o non necessario
Un intervento chirurgico può definirsi sbagliato quando viene eseguito in modo non conforme alle regole dell’arte medica (le cosiddette leges artis), oppure quando è affetto da errori tecnici o organizzativi. Rientrano in questa categoria, a titolo esemplificativo:
- errori sul lato o sull’organo da operare;
- lesioni di organi o strutture sane;
- utilizzo improprio di strumenti chirurgici;
- infezioni post-operatorie evitabili;
- errori nella fase anestesiologica;
- mancata o tardiva gestione delle complicanze post-operatorie.
Un intervento è invece non necessario quando, pur essendo tecnicamente corretto, non era realmente indicato dal punto di vista clinico. Ciò può accadere in presenza di:
- diagnosi tardive, errate o incomplete;
- mancata valutazione di terapie alternative meno invasive;
- eccesso di trattamento (overtreatment);
- interventi effettuati senza una reale urgenza o indicazione terapeutica.
La giurisprudenza ha chiarito che anche l’intervento inutile costituisce una lesione del diritto alla salute e all’autodeterminazione del paziente, con conseguente diritto al risarcimento dei danni subiti.
Il consenso informato e il diritto all’autodeterminazione
Un aspetto centrale nei casi di intervento chirurgico sbagliato o non necessario è il consenso informato. Secondo l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, il medico ha l’obbligo di informare il paziente in modo chiaro, completo e comprensibile su:
- diagnosi;
- natura dell’intervento;
- rischi prevedibili;
- possibili complicanze;
- alternative terapeutiche;
- conseguenze del rifiuto del trattamento.
La mancanza o l’inadeguatezza del consenso informato comporta responsabilità anche quando l’intervento sia stato eseguito correttamente dal punto di vista tecnico. In tali casi, il paziente può ottenere il risarcimento per la lesione del diritto all’autodeterminazione, oltre che per i danni alla salute eventualmente subiti.
La normativa di riferimento: Codice Civile e Legge Gelli-Bianco
Responsabilità civile sanitaria
La responsabilità per intervento chirurgico sbagliato trova fondamento principalmente nel Codice Civile:
- articolo 1218 c.c.: responsabilità contrattuale per inadempimento;
- articolo 1228 c.c.: responsabilità per fatto degli ausiliari;
- articolo 2043 c.c.: responsabilità extracontrattuale (nei confronti del singolo medico).
Il rapporto tra paziente e struttura sanitaria è qualificato come rapporto contrattuale, anche in assenza di un contratto scritto. Ciò comporta un regime probatorio più favorevole al paziente, che deve dimostrare l’esistenza del danno e il peggioramento delle proprie condizioni di salute, mentre spetta alla struttura dimostrare di aver agito correttamente.
La Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco)
La Legge Gelli-Bianco ha riformato in modo organico la responsabilità sanitaria, introducendo importanti novità:
- distinzione tra responsabilità della struttura (contrattuale) e del medico (extracontrattuale);
- obbligo di copertura assicurativa per strutture e professionisti;
- valorizzazione delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali;
- introduzione di strumenti di gestione del rischio clinico.
In base alla legge, la struttura sanitaria risponde sempre dei danni causati al paziente, salvo poi rivalersi eventualmente sul medico nei casi di colpa grave o dolo.
Quali danni possono essere risarciti
Il paziente che ha subito un intervento chirurgico sbagliato o non necessario può richiedere il risarcimento di diverse voci di danno:
Danno biologico
È il danno all’integrità psicofisica, accertato in sede medico-legale. Può essere temporaneo o permanente ed è quantificato sulla base delle tabelle elaborate dai tribunali (in particolare quelle di Milano).
Danno morale ed esistenziale
Riguarda la sofferenza interiore, il dolore, l’ansia e le ripercussioni negative sulla vita quotidiana, sulle relazioni familiari e sociali.
Danno patrimoniale
Comprende:
- spese mediche e sanitarie sostenute;
- costi per ulteriori interventi correttivi;
- spese di riabilitazione e assistenza;
- perdita o riduzione della capacità lavorativa;
- mancato guadagno.
Danno da perdita di chance
Riconosciuto dalla Cassazione, consiste nella perdita di una concreta e seria possibilità di guarigione o di miglioramento delle condizioni di salute, causata dall’errore medico.
Il nesso di causalità e il criterio del “più probabile che non”
Per ottenere il risarcimento è necessario dimostrare il nesso causale tra l’intervento chirurgico e il danno subito. In ambito civile si applica il criterio del “più probabile che non”, secondo cui il giudice valuta se l’errore medico abbia avuto un ruolo causale prevalente rispetto ad altre possibili cause.
La prova del nesso causale è spesso affidata a una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) di natura medico-legale, che assume un ruolo determinante nel giudizio.
Termini di prescrizione
In linea generale:
- l’azione contro la struttura sanitaria si prescrive in 10 anni;
- l’azione contro il singolo medico, in quanto extracontrattuale, si prescrive in 5 anni.
Il termine decorre dal momento in cui il paziente ha avuto conoscenza del danno e della sua riconducibilità all’intervento chirurgico.
Casi di cronaca e sentenze recenti
Negli ultimi anni la cronaca giudiziaria ha registrato numerosi casi di interventi chirurgici errati o inutili.
Tra i più frequenti vi sono:
- interventi ortopedici eseguiti su pazienti che avrebbero potuto essere trattati con terapie conservative;
- operazioni addominali con esiti invalidanti a causa di infezioni post-operatorie evitabili;
- errori in chirurgia estetica con gravi danni permanenti;
- casi di garze o strumenti dimenticati nel corpo del paziente.
I tribunali italiani hanno riconosciuto risarcimenti anche molto elevati, soprattutto nei casi di invalidità permanente o di interventi non necessari che hanno compromesso in modo significativo la vita del paziente.
Quando il risarcimento può essere escluso o ridotto
Il risarcimento può essere negato o ridotto quando:
- il danno è conseguenza di una complicanza imprevedibile e inevitabile;
- l’intervento è stato eseguito correttamente e il peggioramento dipende da condizioni preesistenti;
- manca la prova del nesso causale;
- il paziente ha tenuto comportamenti che hanno contribuito al danno (concorso di colpa).
Cosa fare in caso di intervento chirurgico sbagliato o non necessario
Chi sospetta di aver subito un caso di malasanità da intervento chirurgico dovrebbe:
- richiedere copia completa della documentazione sanitaria;
- sottoporre il caso a una valutazione medico-legale;
- rivolgersi a un legale esperto in responsabilità sanitaria;
- valutare una richiesta risarcitoria stragiudiziale;
- intraprendere un’azione giudiziaria, se necessario.
Il supporto di Studio3A nei casi di intervento chirurgico sbagliato o non necessario
In situazioni complesse come quelle legate a un intervento chirurgico errato o non necessario, affidarsi a una realtà specializzata è fondamentale. Studio3A – Valore S.p.A. opera da anni nel settore della tutela dei diritti dei pazienti e del risarcimento danni da responsabilità sanitaria, affiancando le persone lese in ogni fase del percorso.
Studio3A offre un servizio completo che comprende:
- analisi preliminare del caso senza impegno;
- acquisizione e studio della documentazione sanitaria;
- valutazione medico-legale attraverso consulenti specializzati;
- assistenza legale qualificata in materia di malasanità;
- gestione della fase stragiudiziale e giudiziale della richiesta di risarcimento.
L’approccio multidisciplinare di Studio3A consente di affrontare con rigore tecnico e giuridico anche i casi più complessi, come quelli relativi a interventi inutili, errori chirurgici gravi, mancanza di consenso informato o complicanze evitabili.
Il risarcimento danni per intervento chirurgico sbagliato o non necessario rappresenta uno strumento fondamentale di tutela del diritto alla salute e alla dignità della persona. Grazie all’evoluzione normativa e giurisprudenziale, oggi il paziente dispone di maggiori garanzie e strumenti per ottenere giustizia.
Affrontare tempestivamente il problema, con il supporto di professionisti qualificati e di strutture specializzate come Studio3A, è essenziale per accertare le responsabilità e ottenere un risarcimento adeguato ai danni subiti.
Scritto da:
Emanuele Musollini
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Categoria:
MalasanitàCondividi
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