Articolo Pubblicato il 13 febbraio, 2019 alle 10:00.

Che il bilancio fosse più tragico di quello del 2017 in qualche modo ce lo si aspettava, i dati parziali dei vari mesi risultavano in costante aumento, ma alla fine è andata anche peggio di quanto si temesse: un’autentica strage.

 

I dati Anmil sugli infortuni mortali

All’inizio di febbraio 2019 l’Anmil, l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro, ha diffuso i numeri provvisori relativi agli infortuni sul lavoro con esito mortale avvenuti nel 2018 ed è stata una carneficina: le denunce presentate all’Inail sono state infatti ben 1.133, 104 in più rispetto alle 1.029 denunciate nel 2017, per una crescita annua del 10,1%.

In buona sostanza, più di tre morti al giorno, comprendendo anche i periodi di ferie e i giorni festivi.

Il presidente dell’Associazione, Franco Bettoni, parla di “bilancio drammatico e indegno di un Paese che voglia definirsi civile”. E non bastano per giustificare questa recrudescenza del fenomeno i numerosi incidenti mortali “plurimi” registratisi nel 2018, dal crollo del ponte Morandi a Genova (15 lavoratori morti oltre ai molti civili) agli incidenti stradali in Puglia in cui hanno perso la vita 16 braccianti stranieri.

 

Statistiche sugli infortuni sul lavoro

Analizzando a fondo questi numeri, poi, emergono elementi particolarmente allarmanti.

L’incremento delle vittime rispetto al 2017 riguarda sia i casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 746 a 786 (+5,4%), sia, soprattutto, quelli occorsi in itinere, che segnano un aumento pari al 22,6% (da 283 a 347). Ancora, l’aumento è determinato quasi esclusivamente dalla componente maschile, con 102 casi mortali in più (da 927 a 1.029), mentre per le donne l’incremento è di “soli” due decessi (da 102 a 104).

Un altro fenomeno sempre più preoccupante è quello relativo all’età: metà delle morti sul lavoro ha coinvolto lavoratori “anziani” tra i 50 e i 69 anni, con un incremento in questa fascia d’età rispetto al 2017 di 85 casi (da 487 a 572): in aumento, peraltro, anche i decessi riguardanti le fasce giovanili fino a 19 anni (da 13 a 21 casi mortali) e quella tra i 25 e i 39 anni (da 184 a 218).

Quanto alla distribuzione territoriale, i maggiori incrementi infortunistici continuano a registrarsi nelle regioni più industrializzate e produttive del Nord: in particolare al Nordovest va il triste primato delle morti sul lavoro, con un aumento di ben 47 unità (da 258 a 305) +18,2%, seguito dal Nordest con 24 casi in più (da 249 a 273) pari a +9,6%.

I settori più esposti, infine, si confermano quelli legati alle attività industriali, che fanno registrare i maggiori aumenti: le Costruzioni (+21), i Trasporti (+18), i Servizi alle imprese (+26) e l’Industria manifatturiera in generale (+3); per contro, tra i settori in diminuzione spicca l’Agricoltura, che prosegue nella sua tendenza storica al ribasso (-10 decessi).

 

Le denunce di malattia professionale

Ma il segno “più”, purtroppo, non è rimasto limitato alle morti bianche.

Sono cresciute anche le denunce di infortunio sul lavoro, nel loro complesso, presentate all’Inail nel 2018, salite a 641.261, con un incremento dello 0,9% rispetto alle 635.433 del 2017 (quasi 6.000 casi in più): le caratteristiche demografiche, territoriali e settoriali di questi eventi infortunistici risultano sostanzialmente in linea con la casistica dei casi mortali. Non solo.

Anche le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2018, dopo la diminuzione registrata nel corso del 2017, che sembrava aver segnato un’inversione di tendenza rispetto al forte e costante aumento di tutto il decennio precedente, sono tornate ad aumentare. Allo 31 dicembre, infatti, l’incremento si è attestato al +2,5%, quasi 1.500 casi in più rispetto all’anno precedente (da 58.129 a 59.585 casi denunciati).

La crescita delle tecnopatie risulta anche questa volta trainata quasi esclusivamente dalle patologie dell’apparato muscolo scheletrico e del sistema nervoso che costituiscono ormai più del 70% delle denunce totali presentate.