Articolo Pubblicato il 27 ottobre, 2018 alle 12:38.

Gli indennizzi per i danni da vaccini antipolio vanno estesi a tutti a prescindere dal fatto che, per la legge, la profilassi immunitaria fosse obbligatoria o meno. Chi si vaccina lo fa, infatti, a tutela della collettività ed è dunque giusto che questa si accolli l’onere degli indennizzi nel caso il vaccino crei un danno al singolo. E’ un principio fondamentale quello stabilito dalla Cassazione, sezione Lavoro, con la recentissima sentenza 27101/18 depositata il 25 ottobre, con la quale la Suprema Corte ricorda che, grazie all’evoluzione della legge come della giurisprudenza costituzionale, si deve considerare superata la distinzione tra vaccinazioni obbligatorie o “solo” raccomandate.

Gli Ermellini sottolineano che una tutela a 360 gradi offerta a chi ha subìto dei danni dal vaccino antipolio, come nel caso in esame – quello di una donna che chiedeva il risarcimento asserendo di essere stata danneggiata irreversibilmente a causa della vaccinazione – è assicurata dalla legge 119/2017 sui vaccini obbligatori, che è andata a colmare un vuoto di garanzie per i vaccini fatti prima del ’59, anno in cui la vaccinazione era stata fortemente incentivata, senza renderla però obbligatoria, come avvenuto solo nel ’66.

La Cassazione ha dunque respinto il ricorso del Ministero della Salute contro l’obbligo di coprire un danno irreversibile dovuto in seguito a una antipolio non obbligatoria. I giudici fanno propri gli argomenti usati dalla Consulta nella decisione 268/2017 – con la quale è stato affermato il diritto all’indennizzo anche per il vaccino antinfluenzale – per ricordare l’esigenza di solidarietà sociale verso il singolo la cui integrità psico-fisica sia stata danneggiata dal trattamento sanitario.

Il giudice delle leggi aveva sottolineato come, in presenza di pressanti campagne di comunicazione fatte con l’obiettivo di scongiurare sempre di più i rischi di contrarre malattie, si è sviluppato un naturale affidamento nei confronti di quanto consigliato dai medici e dalle autorità sanitarie. Il che rende la scelta individuale di aderire alla raccomandazione tesa alla salvaguardia di un interesse collettivo, al di là delle particolari motivazioni dei singoli.