Articolo Pubblicato il 8 luglio, 2016 alle 11:19.

In auto, ci si schianta soprattutto per essere distratti. Il dato è significativo: l’80 per cento degli incidenti è causato dal telefonino. A fornire il dato è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e niente di peggiore c’è stare al volante mentre si inviano messaggi o si scattano fotografie. Da Roma stanno pensando a mettere una stretta.

Intanto l’Associazione delle case automobiliste estere (Unrae) ha fornito alcune considerazioni sul tema presentando i risultati di una ricerca. In Italia, continua ad aumentare l’uso del mezzo privato sia tra i pendolari che in generale. Le ragioni vanno individuate nella conformazione del nostro territorio, dove 11 milioni le persone risiedono tutt’ora in aree montane e in una crescita delle aree metropolitane che si verifica nella seconda e terza cintura urbana ma non nei nuclei, dove è più semplice ed economico organizzare sistemi di mobilità collettiva. A ciò si aggiunge la debolezza storica del trasporto pubblico che non riesce ad essere competitivo e non soddisfa i requisiti di qualità che la domanda vorrebbe; ne deriva come la velocità commerciale degli autobus urbani nel 2014 sia stata di 19,5 orari e nei grandi comuni di 16,6 orari. Non stupisce che solo il 21 per cento degli italiani ritenga che il servizio sia migliorato negli ultimi cinque anni, mentre il 45 per cento crede sia peggiorato. I fattori che limitano il cambiamento sono l’anzianità del parco circolante e il ritardo dell’adeguamento delle infrastrutture. Nel primo caso, dopo essersi abbassata nei primi anni 2000, l’età media del parco auto ha ripreso a crescere; oggi l’età media delle macchine circolanti supera i 10 anni, nel 2006 era di 7,5: in otto anni è cresciuta di due anni e mezzo. I 9 milioni di veicoli più inquinanti emettono circa 19,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica annui. Se fossero sostituiti, l’inquinamento si ridurrebbe di 10,6 milioni di tonnellate. Il tasso di mortalità (decessi per 1.000 autovetture coinvolte in incidenti) dei veicoli con più di 11 anni di vita è il triplo di quelle con meno di 2 anni. La sostituzione del parco auto più obsoleto determinerebbe una riduzione della mortalità del 7,3 per cento.

Riguardo il secondo fattore riguarda il ritardo dell’adeguamento della rete viaria e i parcheggi; c’è da registrare il netto calo dei fondi per le infrastrutture, con oltre meno 40 per cento negli ultimi sette anni, sia in ambito nazionale che locale. La flessione dei fondi per costruire e sistemare le arterie ha portato in pochi anni a un dimezzamento del consumo di asfalto: dai 44 miliardi di tonnellate del 2006 ai 23,5 milioni dell’ultimo anno.

Anche la disponibilità di parcheggi non è aumentata nel tempo: oggi si contano 55 posti auto ogni 1.000 vetture circolanti.