Articolo Pubblicato martedì, 14 maggio, 2019.

E’ andata un po’ meglio rispetto al 2017, ma il fenomeno resta comunque rilevante.

L’Asaps, attraverso il proprio osservatorio “ad hoc”, ha reso noti i dati relativi agli incidenti “significativi” (quelli con morti o feriti gravi) che hanno visto il coinvolgimento di animali accaduti nel 2018: ne sono stati registrati 148, contro i 155 dell’anno precedente, nei quali sono 11 persone sono decedute (nel 2017 le vittime furono 14) e 189 sono rimaste seriamente ferite (nel 2017 i feriti gravi erano stati 205).

 

La maggior parte riguarda animali selvatici

Come successo anche negli anni passati, la maggior parte di questi sinistri, 119, sono avvenuti con un animale selvatico, mentre i restanti 29 con un animale domestico: questo genere di incidenti accadono più frequentemente di giorno (116 casi) che di notte (29) e sulla rete stradale ordinaria (140) rispetto a quella autostradale (8) e riguardano per lo più auto (121) e, in seconda battuta, motocicli (36).

L’Asaps ha reso noti anche i dati dei primi tre mesi del 2019, nel quale sono stati censiti 29 eventi gravi, che hanno causato 2 morti e 50 feriti.

Si tratta, tuttavia, della punta di un iceberg perché, come detto, si tratta solo degli incidenti gravi: manca infatti un sistema di rilevamento ufficiale dei sinistri causati con animali, perché l’annuale rapporto Istat non contempla tra le cause degli incidenti una voce specifica ma solo quella generica “ostacoli sulla carreggiata”.

I numeri tuttavia sono tutt’altro che trascurabili: gli annuari Istat avevano rilevato 2083 incidenti sul genere nel periodo 1995-2000 e oltre 150 vittime nel decennio 1995-2005.

 

In Europa oltre mezzo milioni di incidenti l’anno con i soli “ungulati”

Con specifico riferimento ai soli animali selvatici, possiamo stimare che essi rappresentino ogni anno circa il 2% del totale dei sinistri totali.

Alcune stime relative al 2016, inoltre, parlano di 507mila incidenti con i soli mammiferi ungulati (quali cervi, daini e cinghiali) in Europa, con 300 morti, 30mila feriti e un miliardo di euro di soli danni materiali: in Italia un sinistro con un ungulato produce in media un danno di 2-3mila euro.

Il numero, poi, varia molto da regione a regione: in Liguria, ad esempio, Coldiretti è arrivata a stimare che il 13% degli incidenti totali accaduti nella regione siano causati dallo scontro tra un veicolo e un animale selvatico.

 

Orari e zone più a rischio

Ma quali sono gli orari più a rischio? Sicuramente il tramonto, periodo nel quale gli animali di spostano dai terreni di foraggiamento verso le zone dove trascorreranno la notte e, parallelamente, il traffico è più intenso con i rientri a casa dal lavoro, e l’alba, altra fascia oraria in cui vi è una concomitanza tra maggiore attività degli animali e ingente flusso di traffico.

E i luoghi più a rischio? Sicuramente i tratti con poche curve, dove la velocità resta elevata e la visibilità non è ottimale (sia del guidatore che dell’animale), e, ovviamente, nei pressi delle aree boscate, soprattutto laddove vi è il bosco da un lato e terreno coltivato dall’altro.