Articolo Pubblicato il 20 gennaio, 2017 alle 18:51.

A chi accetta di farsi portare in auto da un amico in stato di ebbrezza, non può per questo soltanto addebitarsi il concorso colposo dell’eventuale incidente nel quale i due rimangano coinvolti. Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza numero 1295/2017 del 19 gennaio: manca la cooperazione attiva nel fatto colposo del danneggiante.

Si tratta, nei fatti, di interpretare quanto previsto dall’articolo 1227 del Codice civile, laddove, al primo comma, sancisce che “se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate“, mentre al secondo comma aggiunge che “il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza“.

Esclusivamente laddove la condotta del danneggiato costituisca una cooperazione colposa per la realizzazione del fatto dannoso si applica il primo comma dell’articolo 1227. Nel caso, invece, in cui il fatto possa essere imputato eziologicamente solo al danneggiante, ricorre la fattispecie di cui al secondo comma del medesimo articolo.

Il terzo danneggiato, insomma, condivide la responsabilità con il danneggiante solo se, con un contributo eziologico (che può estrinsecarsi sia in una condotta attiva che in una condotta passiva) si inserisce nella serie causale dalla quale discende l’evento dannoso. Si pensi, ad esempio, al caso di omesso allacciamento delle cinture di sicurezza.

Nel caso di specie, invece, il sinistro si era verificato secondo una dinamica tale che l’intera responsabilità causativa non poteva che essere addebitata al conducente. Dinanzi a tale circostanza, a nulla rileva il fatto che quest’ultimo avesse un tasso alcolico al di sopra della soglia legale. Peraltro, per questo neppure al conducente era stata attribuita alcune responsabilità.

Oltretutto, poi, mancava anche la prova in giudizio che l’amico fosse consapevole che chi si metteva alla guida aveva superato il tasso alcolico consentito e poco importa che l’ebbrezza fosse evidente: per i giudici è infatti notorio che “non sempre il superamento del tasso alcolico legale si manifesta in modo evidente e indubbio nella condotta del soggetto che lo abbia oltrepassato”.