Articolo Pubblicato il 11 settembre, 2019.

Due anni fa, il 12 settembre 2017, tutta l’Italia veniva scossa da una tragedia inenarrabile: un’intera famiglia veneta di Meolo, in vacanza, inghiottita in pochi istanti in un “buco nero” fatto prima di tutto di gravissime lacune e omissioni sul fronte della sicurezza. Il dramma della Solfatara.

 

La tragica fine della famiglia Carrer

Quella mattina i Carrer stavano visitando il celebre sito naturalistico di Pozzuoli per ammirare uno spettacolo unico al mondo che però, purtroppo, si è trasformato in una trappola fatale. Lorenzo, 11 anni, precipitò in una voragine del terreno che si aprì all’improvviso sotto i suoi piedi e inghiottì, stordendoli con i gas del sottosuolo, anche il papà Massimiliano e la mamma Tiziana Zaramella, precipitatisi uno dopo l’altro nel vano tentativo di salvare il figlio. Unico superstite di questa strage senza senso il figlioletto più piccolo della coppia, che adesso ha dieci anni, che ha visto morire sotto i suoi occhi tutti i suoi cari e che oggi, grazie alle cure amorevoli della zia, che l’ha preso in casa come un figlio, sta pian piano cercando di superare un trauma che lo segnerà per sempre.

Un ricordo doveroso

Nel secondo anniversario di quest’evento terribile è doveroso ricordare questa famiglia, un bimbo innocente, due genitori che non ci hanno pensato due volte e hanno dato la loro vita nel vano tentativo di salvarlo, e anche il piccolo che è sopravvissuto e che dentro porta cicatrici profonde che non si rimargineranno mai. Ricordarli con la sobrietà, la riservatezza, la delicatezza e la dignità dimostrate in questi lunghi mesi dai loro familiari, che hanno sempre rifuggito i riflettori e i clamori mediatici del caso, anche per proteggere il bambino che si è salvato. Ma ricordarli anche con decisione, con forza, perché il loro sacrificio non venga dimenticato e archiviato, perché la loro fine orribile insegni quanto meno qualcosa. A tutti.

 

Una strage evitabile

Nell’ambito del procedimento penale aperto dalla Procura di Napoli, che vede indagati per il reato di disastro colposo i vertici della Vulcano Solfatara srl, la società che gestiva il sito,  la perizia affidata dai Pubblici Ministeri a un pool di super esperti, e illustrata alle parti nell’udienza del 10 maggio scorso, ha confermato in tutta la loro drammatica evidenza le lacune e omissioni gravissime emerse fin da subito: la società non aveva adottato nessun presidio di sicurezza per i lavoratori e i visitatori, nessuna valutazione dei rischi, nessun rimedio per prevenirli, nessun intervento su quella voragine che pure era presente da giorni.

E, elemento ancora più inquietante, non aveva nessuna autorizzazione del Comune: l’attività era di fatto abusiva.

Ora i familiari delle vittime e Studio3A, che li assiste, sono in attesa dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari e della fissazione della prima udienza di un processo da cui si aspettano verità e giustizia.

 

Pozzuoli chiede di riaprire l’area

Oggi a Pozzuoli la chiusura della Solfatara, posta sotto sequestro dal giorno dell’incidente, è al centro di dure polemiche: si tratta di uno dei volani turistici della zona che la città vorrebbe riaperto. In primis la trentina di dipendenti della società rimasti senza lavoro da due anni, pure loro vittime della situazione: il 12 settembre si troveranno fuori dai cancelli del sito per commemorare le vittime, ma sabato 14 ci torneranno e daranno vita una manifestazione per invocare la riapertura dell’attività che dava sostentamento a loro e alle loro famiglie.

Prima di tutto giustizia e sicurezza

Richieste legittime, ma prima di tutto sia fatta giustizia per la famiglia Carrer, e vengano realizzati (la perizia è stata affidata anche per questo) tutti gli interventi in grado di rendere sicura un’area visitata da migliaia di turisti ogni anno, per l’incolumità dei visitatori ma anche dello stesso personale che vi opera. Non si può neanche lontanamente concepire la possibilità che vengano nuovamente messe in pericolo altre vite. Forti di questa consapevolezza bisogna ricordare Massimiliano, Tiziana e il piccolo Lorenzo: il loro sacrificio merita rispetto. E richiede impegni precisi.