Articolo Pubblicato il 20 giugno, 2018 alle 9:34.

Meno casi e meno feriti, ma i decessi sono leggermente aumentati. E’ questo il bilancio in chiaroscuro di un anno di “pirateria” stradale secondo l’apposito osservatorio dell’Asaps. Chi temeva che dopo la legge n.41/2016 sull’Omicidio stradale si sarebbe assistito ad un’esplosione degli episodi sul genere, per fortuna è stato smentito. I dati delle omissioni di soccorso più significative relative all’anno 2017 danno un quadro diverso, sovrapponibile a quello della sinistrosità stradale generale.

Secondo l’Osservatorio, cala il numero delle piraterie stradali, che sono state 1.113 nel 2017, in calo del 6,6% rispetto ai 1.192 episodi con fuga registrati nel 2016. Anche i feriti sono diminuiti, in modo ancor più sensibile: lo scorso anno i ricoveri sono stati 1.256, con una diminuzione del 12% rispetto ai 1.428 ingressi al pronto soccorso del 2016. Risulta in leggero incremento, invece, il numero delle vittime, con 118 morti nel 2017 rispetto ai 115 del 2016, in percentuale un + 2,6%.

Sono stati 597 i “pirati” identificati, pari al 53,6%: denunciati in 507 casi e arrestati in 90. Le manette sono scattate quindi solo nel 15% delle circostanze, contro il 15,5 del 2016: la legge sull’omicidio stradale in questo caso non ha incrementato i “temuti” arresti. La percentuale sale al 64,1% per le piraterie mortali, con 75 pirati omicidi identificati (45 denunciati e 30 arrestati) su 117 eventi fatali.


Ancora in calo i “pirati” risultati positivi al test alcolemico o a quello degli stupefacenti (22 casi hanno rivelato la presenza di droghe, il 28,6% delle “ebrietà”), con una percentuale che si è fermata al 12,9%, e al 13,3% per gli episodi mortali. Nel 2016 erano stati complessivamente il 15,3%, nel 2015 il 17,5%. Bisogna poi considerare che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, dunque 597 su 1.113. Spesso, d’altra parte, quando le forze di polizia identificano l’autore non ha più senso sottoporre il sospetto a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento.


Lo studio tiene conto anche della presenza di pirati stranieri. Sono stati 96 dei 597 identificati, il 16,1% (nel 2016 erano stati il 21,4%). Sono stati invece 127 gli stranieri soggetti passivi di pirati, pari al 9,2% del totale fra feriti e deceduti.

L’87,4% degli atti di pirateria – 973 contro 140 – avviene di giorno. Ancora una volta sono le categorie deboli della strada, in modo particolare bambini e anziani, a pagare un prezzo altissimo in termini di mortalità e lesività: 163 sono i minori coinvolti, 169 gli anziani, rispettivamente l’11,9 e il 12,3%.

Tra i minori, quelli di età inferiore ai 14 anni, cioè i bambini, rimasti vittima di questo atto di vigliaccheria stradale sono stati in tutto 84 (81 l’anno prima), 3 bambini sono rimasti uccisi, come nel 2016 (furono 2 nel 2015), il 2,5%, e 86 feriti (6,8%).

Sono sempre i pedoni le prime vittime dei pirati, coinvolti in 435 eventi: 62 i morti, pari al 52,5% dei decessi complessivi (in calo al 2016 quando furono 54 e il 47% del totale dei morti), e 423 i feriti (33,6%). Infine, i ciclisti: 193 gli episodi, in calo rispetto ai 209 del 2016. Ma furono 155 del 2015. Le vittime tra i ciclisti lo scorso anno sono state 25 (21,2%) e i feriti 177 (14,1%), nel 2016 i ciclisti uccisi furono 22, pari al 19% e i feriti 209 (14,6%).

La geografia degli episodi vede ancora al primo posto ancora la Lombardia, con 179 eventi (16%), al secondo la Campania con 120 (10,8%), seguono l’Emilia Romagna con 108 (9,7%), il Veneto con 99, Lazio 91, Toscana e Sicilia con 84 omissioni, il Piemonte 64 e poi tutte le altre regioni con numeri inferiori.

L’identikit del pirata? Sempre lo stesso. Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini di età varie, quasi sempre sotto i 50 anni (solo 71 le “piratesse”, 11,9%, 5 in meno rispetto al 2016 quando furono 76, ma nel 2015 furono 57), spesso sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti e che per questo decidono di fuggire, sottraendosi alle proprie responsabilità. Hanno un rilievo consistente il timore di perdere i punti della patente e lo stesso documento di guida. Sempre più significativi anche i casi di veicoli con assicurazioni scadute o addirittura false. Specie nelle piraterie più gravi. Un aspetto, questo, che richiederebbe una riflessione ulteriore e che si coniuga con quell’inquietante 12% di “scoperture assicurative” emerso dagli ultimi dati resi noti: un veicolo su 8 è scoperto.