Articolo Pubblicato il 14 agosto, 2018 alle 19:10.

L’Italia intera è sotto choc: nella vigilia di Ferragosto 2018 si è consumata una delle tragedie della strada più terribili della storia del Paese. Poco prima di mezzogiorno è crollato un pezzo del viadotto Polcevera, noto come ponte Morandi, sulla A10 a Genova. Il bilancio è drammatico: almeno 35 morti, tra cui un bambino di nove anni, a cui si aggiungono le quattro persone estratte vive dalle macerie e i feriti, almeno 16, alcuni dei quali gravi e in codice rosso. Ma si tratta di un bollettino purtroppo ancora provvisorio, aggiornato al pomeriggio di martedì 14 agosto, che potrebbe aggravarsi nelle prossime ore: sono infatti ancora numerosi i dispersi che i soccorritori stanno cercando sotto le macerie. Al momento del crollo, del resto, nel ponte Morandi, che è uno degli snodi principali del capoluogo ligure e una delle arterie più usate dai genovesi, transitavano oltre trenta vetture e tre mezzi pesanti.

E poteva andare ancora peggio: per fortuna il tratto più lungo del ponte è finito nel fiume Polcevera. Alcuni blocchi, in verità, hanno travolto, tra l’altro, una parte di un capannone dell’Amiu, l’azienda ambientale del comune di Genova, e sfiorato i capannoni di Ansaldo Energia, una delle principali industrie di impianti per la produzione di energia d’Italia. L’ingresso della fabbrica si trova proprio sotto il viadotto ma il crollo ha interessato una campata situata a pochi metri di distanza che è precipitata su un parcheggio, che a quanto pare in quel momento era vuoto.

Le immagini filmate da alcuni testimoni sono impressionanti e mostrano lo squarcio nella struttura del ponte, che collassando ha travolto diverse auto e mezzi pesanti rimasti schiacciati dalle macerie. «Qui c’è l’inferno» ripetevano i soccorritori al lavoro per estratte vittime e feriti. “Si prospetta una immane tragedia ha detto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli.

Ma com’è potuta succedere una catastrofe di tali proporzioni? A causare il crollo – entrambe le carreggiate sono precipitate al suolo per circa cento metri – potrebbe essere stato un cedimento strutturale nel tratto che sovrasta via Walter Fillak, nella zona di Sampierdarena, ed è peraltro successo durante un forte temporale: In Liguria da ore pioveva ininterrottamente, la Protezione Civile aveva dichiarato l’allerta arancione.

Il ponte Morandi, costruito negli anni Sessanta e inaugurato nel 1967, si trova tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, è lungo oltre un chilometro e alto 90 metri. e collega l’autostrada A10 con il casello di Genova Ovest. Negli anni è stato oggetto di diverse manutenzioni. Il crollo è «per noi qualcosa di inaspettato e imprevisto rispetto all’attività di monitoraggio che veniva fatta sul ponte. Nulla lasciava presagire che potesse accadere» ha detto il direttore del Tronco di Genova di Autostrade per l’Italia Stefano Marigliani, sottolineando che «assolutamente non c’era nessun elemento per considerare il ponte pericoloso».

Sta di fatto che il gravissimo incidente è solo l’ultimo di una lunga serie di disastri sul genere, il penultimo dei quali solo una settimana prima, il 6 agosto scorso, a Bologna, sia pur provocato da un’esplosione. Il continuo crollo di questi manufatti autostradali (e non) certifica  che il sistema viario in Italia è in ginocchio, a pezzi: vecchio, con strutture che hanno più di mezzo secolo, progettate e costruite per una tipologia di traffico completamente diversa, soprattutto nella “quantità”. Ora, certo, la priorità va data al dolore per le vittime, agli sforzi dei soccorritori per salvare altre vite umane: sarà la Procura di Genova, che indaga per disastro colposo e omicidio colposo plurimo, a stabilire le cause e le responsabilità.

Ma bisogna che le istituzioni prendano atto di una situazione ormai insostenibile, frutto anche di un’incuria trentennale e di un sistema autostradale sotto stress continuo per il transito di decine di migliaia di veicoli pesanti. Serve un autentico piano Marshall della viabilità e sicurezza stradale: non si può più morire di… strade crollate.