Articolo Pubblicato il 24 settembre, 2018 alle 19:27.

Il Pubblico Ministero della Procura di Arezzo titolare del fascicolo, Laura Taddei, ha “spiccato” i primi cinque avvisi di garanzia per uno dei più assurdi incidenti sul lavoro degli ultimi anni, tanto più perché occorso in un ufficio pubblico, quello costato la vita a di Filippo Bagni e Piero Bruni, i due dipendenti dell’Archivio di Stato della città toscana (in foto) morti soffocati giovedì scorso da una fuga di gas argon.

Tra i destinatari degli “avvisi” ci sono il direttore dell’Archivio di Stato di Arezzo Claudio Saviotti e il responsabile della ditta, la Remas, di manutenzione dell’impianto antincendio da cui si è sprigionato il gas che ha ucciso i due impiegati, Maurizio Morelli. Indagati anche il legale rappresentante della ditta aretina a cui era assegnata un’altra parte della manutenzione e due tecnici di una società esterna che cura i piani di sicurezza degli edifici per il Ministero dei Beni culturali.

Gli avvisi di garanzia sono atto dovuto che la Procura, che ipotizza l’omicidio colposo plurimo, ha disposto prima dell’autopsia. Il punto ora, come ha fatto più volte capire il procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi, è scoprire perché i due dipendenti siano scesi a verificare cosa stesse succedendo dopo aver sentito suonare l’allarme. In teoria, avendo fatto corsi di formazione, avrebbero dovuto conoscere i rischi del gas argon una volta che sia fuoriuscito dagli impianti. Le indagini, dunque, vanno in due direzioni: risalire a come e quando è stata fatta la formazione e a come venisse gestita la manutenzione dell’impianto che ha dato problemi e perché li ha dati nonostante la manutenzione effettuata qualche settimana prima dell’incidente.