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La tragedia è successa il 7 settembre 2021 sulla Brescia-Padova, sulla base della consulenza tecnica la Procura imputa l’esclusiva responsabilità all’indagato, un 48enne di Desenzano: udienza preliminare fissata al primo dicembre 2022  

Non ha avuto alcuna colpa Adrian Chitoroaga, l’appena trentaseienne di origine moldava ma residente da tempo a Vigodarzere, in provincia di Padova, rimasto vittima di un tragico tamponamento tra mezzi pesanti un anno fa in autostrada a Desenzano (Bs): il camionista è sì finito contro l’autoarticolato che precedeva il suo autocarro, ma solo dopo essere stato a sua volta tamponato con violenza e per ben due volte da un carro attrezzi sopraggiunto alle sue spalle e per il cui conducente adesso è stato richiesto il processo. 

A conclusione delle indagini preliminari sul terribile sinistro, che ha anche bloccato per ore la circolazione, il Pubblico Ministero della Procura di Brescia, dott.ssa Elisabetta Carrea, ha chiesto il rinvio a giudizio per M. U., 48 anni, di Desenzano, per il reato di omicidio stradale e il Gip del Tribunale bresciano, dott.ssa Francesca Grassani, riscontrando l’istanza, ha fissato per il primo dicembre 2022, alle 10.20, presso il nuovo palazzo di Giustizia di via Gambara, l’udienza preliminare di un processo da cui la moglie, i due figli, un bambino e una bambina di appena dieci e nove anni, i genitori e il fratello di Chitoroaga, che sono tutti assistiti da Studio3A, si aspettano giustizia.

Il dramma si è consumato martedì 7 settembre 2021, alle 17,15, sull’Autostrada A4 nel tratto Brescia-Padova in corsia est, direzione Venezia, tra i caselli di Desenzano e Sirmione, ed è stato ricostruito nei dettagli dall’ing. Cinzia Cardigno, il consulente tecnico a cui il Sostituito Procuratore ha affidato una perizia cinematica ad hoc per accertare la dinamica, le cause e tutte le responsabilità dell’incidente: alle operazioni peritali ha partecipato e ha fornito un contributo prezioso anche l’ing. Umberto Mariani come consulente tecnico di parte messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e tutela dei diritti dei cittadini a cui, attraverso la consulente legale dott.ssa Alessia Paccagnella, si sono affidati i congiunti della vittima. 

Chitoroaga, che lavorava come autista per una lavanderia industriale del Padovano, stava eseguendo delle consegne e si trovava su un Renault Trucks di proprietà dell’azienda quando, all’altezza del km 247+600, nel territorio comunale di Desenzano, è scoppiato l’inferno e il suo veicolo è rimasto di fatto schiacciato tra l’autoarticolato che lo precedeva, della ditta Autotrasporti De Fina (Sa) condotto da E. B., 53 anni, di Latronico (Pz), rimasto illeso, e l’autocarro adibito a carro attrezzi che lo seguiva, e che trasportava sul pianale una Bmw, della ditta Nidesti Auto srl di Desenzano e condotto, appunto, da M. U., che se l’è cavata con una prognosi di 15 giorni. Inizialmente, secondo la ricostruzione della Polstrada di Verona Sud intervenuta per i rilievi, sembrava che il trentaseienne avesse prima tamponato il mezzo che aveva davanti a sé e poi fosse stato a sua volta tamponato dal quello sopraggiunto alle sue spalle, il conducente dell’autoarticolato aveva infatti chiaramente riferito di due colpi ravvicinati, ma in realtà non è andata così; la consulenza tecnica ha consentito di appurare come i due urti siano stati entrambi prodotti dal carro attrezzi e come tanto l’autoarticolato quanto l’autocarro della vittima fossero fermi in quel momento per via di rallentamenti al traffico: entrambi i conducenti avevano correttamente decelerato e si erano arrestati accodandosi ai veicoli che li precedevano.

Pur essendoci condizioni ideali per guidare, fondo stradale asciutto, cielo sereno, visibilità buona, e il tratto autostradale fosse rettilineo e pianeggiante, invece, l’oggi 48enne di Desenzano, “marciando in prima corsia a una velocità di 90 km/h, non si avvedeva tempestivamente della presenza avanti a sé di due veicoli fermi o in fase di arresto”, scrive il Pm nella sua richiesta di rinvio a giudizio. Nonostante la manovra di emergenza dell’indagato, che ha sterzato a sinistra e troppo tardivamente frenato, “egli collideva violentemente, ad una velocità di circa 72 km/h, per due volte con la parte anteriore centro destra del suo Iveco contro il Renault della vittima” prosegue il Sostituto procuratore. 

In conseguenza della prima collisione, che si verificava nella parte centro-sinistra della prima corsia di marcia e si concretizzava tra la parte anteriore centro-destra dell’Iveco e la parte posteriore centro sinistra del Renault – chiarisce il Ctu nella sua perizia -, quest’ultimo veniva sospinto in avanti e verso la sua destra andando a urtare con la estrema parte anteriore sinistra (quella della cabina proprio nel lato dell’autista, ndr) contro la parte posteriore destra del semirimorchio dell’autoarticolato. Dopo qualche decimo di secondo il Renault veniva quindi nuovamente raggiunto e urtato dall’Iveco. In conseguenza di questa seconda collisione, che si verificava circa 6-7 metri oltre il primo urto, nella parte sinistra della prima corsia di marcia e si concretizzava tra l’estrema parte anteriore destra dell’Iveco e l’estrema parte posteriore sinistra del Renault, quest’ultimo collideva nuovamente contro la parte posteriore del semirimorchio, rimanendo agganciato con l’angolare anteriore sinistro nella barra para-incastro dell’autoarticolato”. Una sequenza di urti tremendi a causa dei quali Chitoroaga, aggiunge il Sostituto procuratore, “restava incastrato tra le lamiere della cabina del suo veicolo”, con conseguenze devastanti. 

Il giovane camionista non è deceduto sul colpo, ma è spirato poco dopo, gli è stato fatale lo shock emorragico causato dalle gravissime e plurime lesioni fratturative e vascolari riportate in seguito al doppio urto, posteriore e anteriore, e allo schiacciamento, come ha appurato l’autopsia affidata dal magistrato al medico legale dott.ssa Nicoletta Cerri ed eseguita il 13 settembre 2021 agli Spedali Civili di Brescia: anche per quest’accertamento tecnico non ripetibile Studio3A ha messo a disposizione della famiglia della vittima un consulente tecnico medico legale di parte, il dott. Pierfrancesco Monaco.

Il Pubblico Ministero imputa dunque a M. U. di aver causato la morte di Chitorioaga per colpaconsistita in negligenza, imperizia, imprudenza e colpa specifica consistita nella violazione degli art. 140 e 141 commi 1 e 2 del Codice della Strada, in quanto teneva una condotta imprudente e tale da costituire pericolo per la circolazione, in spregio alla salvaguardia della sicurezza stradale e comunque finalizzata ad evitare ogni pericolo per le persone e le cose, consistita nella mancata attenzione e/o tardiva reazione al pericolo cagionato dalla presenza, in stato di quiete/fermi o in fase di arresto, avanti a sé dell’autocarro Renault e dall’autoarticolato, così non riuscendo a conservare il controllo del proprio mezzo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità”. 

Conclusioni inequivocabili che fanno finalmente piena luce sui tragici fatti di quel pomeriggio e sulle responsabilità, esclusivamente in capo all’indagato, rendendo anche giustizia alla condotta di guida esente da colpe del trentaseienne, e che i congiunti di Adrian e Studio3A confidano possano portare a una congrua condanna in sede penale ma anche ad una assunzione di responsabilità da parte della compagnia di assicurazione del carro attrezzi, Vittoria. La quale finora, pur dinanzi a una famiglia con due minori rimasta priva del sostegno economico con la morte del padre, si è rifiutata di riconoscere un equo risarcimento, fondamentale per consentire di vivere dignitosamente e di dare un futuro ai due bambini. 

Caso seguito da:

Dott.ssa Alessia Paccagnella

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Categoria:

Incidenti da Circolazione Stradale Press

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